Per una generazione copiare era rubare.
Spot ansiogeni, campagne moralizzanti, DVD che si aprivano con messaggi quasi minacciosi: la pirateria digitale è stata raccontata per anni come un reato prima ancora che come un problema economico.
Poi qualcosa è cambiato.
Oggi i sistemi di intelligenza artificiale vengono addestrati su quantità immense di testi, immagini, musica, codice e opere creative. Copiano, archiviano, analizzano e rimescolano. Ma questa volta non si parla di furto: si parla di innovazione, di ricerca, di progresso tecnologico.
Dove si ferma la pirateria e dove comincia la ricerca?
Perché la copia individuale è stata moralmente condannata, mentre quella industriale viene premiata con investimenti miliardari?
E chi decide quando un gesto tecnico diventa un reato… e quando invece diventa infrastruttura?
Una riflessione su copyright, tecnologia e potere.
Perché forse il punto non è se copiare sia giusto o sbagliato.
Ma chi può permettersi di farlo.
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