Chi soffia sul fuoco delle proteste contro i lockdown?
Abbiamo visto persone messe in ginocchio dalle chiusure dovute alla pandemia da Covid 19 incatenarsi davanti a Montecitorio e poi tentare di sfondare le transenne, scontrandosi con la polizia. Baristi, ristoratori, titolari di negozi di abbigliamento e scarpe, di salumerie, agenti di viaggio, fioristi, panificatori e venditori ambulanti. Abbiamo visto al loro fianco partitini come Italexit del fuoriuscito dal M5s e ancor prima dalla lega, Gianluigi Paragone, insieme con Vittorio Sgarbi e gruppi della destra radicale romana, già protagonisti di numerosi tafferugli analoghi nella Capitale.
Abbiamo anche visto persone ammassate e senza mascherina intente a ingaggiare colluttazioni con agenti delle forze dell'ordine.
E le stesse scene le abbiamo viste nel centro di Milano e sulla Roma-Napoli. ma abbiamo visto anche la pacifica protesta degli ambulanti di generi non alimentari di Torino, di Pistoia, di Caserta.
L'indicazione, condivisa dalla ministra Lamorgese e dalla polizia, e' quella di consentire il dissenso che è legittimo, ma perseguendo chi ricorre alla violenza. Nella sostanza bisogna isolare chi soffia sopra il fuoco della protesta, cioè separare chi scende in piazza per motivi reali e chi specula sulla situazione complicata sul piano economico e sociale.