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Una condanna? Tutt'altro. Il passato non è un museo da rimpiangere, ma l'unico terreno solido per affrontare il nostro futuro. Senza resa.
Il paradosso di chi usa uno strumento sofisticato, come una pistola, per non dover affrontare la complessità di una relazione
Tra adulti che criticano e un villaggio che si tira indietro c’è il valore dei formatori che restano ad ascoltare le imperfezioni dei ragazzi per ritrovare il senso di cosa significa essere umani.
Tra "metti un like", le scadenze e i "dovrei" che ci urlano nella pancia: come fermarsi, salire in alto e capire quale viaggio vale davvero la pena di iniziare.
Che sia per competizione o per curiosità, negli altri c'è sempre qualcosa di prezioso per noi. È in questo scambio che si compie la sopravvivenza di qualcosa che va oltre la specie: la nostra umanità.
Tra freni a stanghetta, catene cadute e ginocchia sbucciate: perché la nostra prima bicicletta ci ha insegnato l'onestà e il coraggio di non frenare davanti agli scalini della vita.
Dopo luna, guarda il dito, perché quel gesto dice molto di chi l'ha puntato. E se sono i tuoi ragazzi, non temere per loro.
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Se tutto fosse solo questione di buttare giù muri, certi bastioni ci avrebbero (e forse ci hanno) stroncati da giovani. Ma la libertà è tutto qui?
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Dopo la maturità hai fatto la scelta giusta? È stato come scegliere da dove far rotolare una pietra giù da un pendio. Buche e cunette lungo il percorso non lo hanno certo reso lineare e neanche prevedibile. Chissà se si è impiantata, se ha sbattuto o a cosa è passata sopra. Però quella, per molti di noi, è stata la prima scelta importante della vita che ha condizionato buona parte del resto.
Dai, ditelo: “Ormai la mia vita va come deve andare”. Non lo direte mai perché non fa bello, ma sotto sotto, più gli anni passano, più tutto torna eguale e più vi convincete che è così. In fin dei conti, pensate, quelle erano le carte che avevate in mano e la giocata è andata come è andata. Come a Scala Quaranta: peschi, guardi e riguardi le carte che hai mano, guardi cosa c’è sul tavolo e poi devi decidere cosa scartare e cosa tenere. E c’è sempre quella carta lì, che non s’attacca a niente però la tieni, perché prima o poi …
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