Mercoledì, 2 aprile 2025. Secondo Donald Trump il “Giorno della Liberazione”, apoteosi della sua guerra commerciale a tutto campo con l’annuncio di un nuovo round di dazi. Prenderanno di mira, ha detto dal Roseto della Casa Bianca, i prodotti dei (numerosissimi) partner “che ci stanno derubando”.Quasi tutti gli economisti gridano alla follia, ma a lui non importa. Lui si ispira a un modello passato e trascorso, in formaldeide da lungo tempo: William McKinley, venticinquesimo presidente degli Stati Uniti dal 1897 al 1901.“Eravamo un paese molto ricco [a quel tempo] e lo saremo anche oggi”, dichiarò il Donald nel suo comizio elettorale tenuto a Warren, Michigan, il primo novembre 2024.Dimenticò però di ricordare il lato oscuro della cosiddetta “Età dell’Oro” della fine del XIX secolo: la miseria. Aveva raggiunto proporzioni mostruose. I governi erano afflitti dalla corruzione. A parte la solita eccezione di ricchi ricchissimi, John D. Rockefeller nel petrolio, J. P. Morgan nella finanza e Andrew Carnegie nell’acciaio, la regola americana, alla fine del diciannovesimo secolo, era di stringere, in tanti e molto, la cinghia. Nel 1890, su 12 milioni di famiglie, 11 milioni erano sotto la soglia della povertà.