Oggi in Cristo

Cittadini del cielo con i piedi per terra


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Fattosi giorno, i pretori mandarono i littori a dire: «Libera quegli uomini». Il carceriere riferì a Paolo queste parole, dicendo: «I pretori hanno mandato a dire che siate rimessi in libertà; or dunque uscite, e andate in pace». Ma Paolo disse loro: «Dopo averci battuti in pubblico senza che fossimo stati condannati, noi che siamo cittadini romani, ci hanno gettati in prigione; e ora vogliono rilasciarci di nascosto? No davvero! Anzi, vengano loro stessi a condurci fuori». I littori riferirono queste parole ai pretori; e questi ebbero paura quando seppero che erano Romani; essi vennero e li pregarono di scusarli; e, accompagnandoli fuori, chiesero loro di andarsene dalla città. Allora Paolo e Sila, usciti dalla prigione, entrarono in casa di Lidia; e visti i fratelli, li confortarono, e partirono.
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(Atti 16:35-40 - La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Siamo in questo mondo, ma non di questo mondo.
Siamo cittadini del regno dei cieli.

Sono frasi che come cristiani amiamo ricordare spesso, d'altra parte Gesù stesso aveva ricordato ai suoi discepoli che, pur vivendo in questo mondo, essi erano diversi dagli altri e il mondo li avrebbe odiati (Gv 15:18-19). Lo stesso apostolo Paolo in una sua lettera dice: "la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore".

Tuttavia in questo brano abbiamo visto che Paolo non si fece alcun scrupolo ad utilizzare la sua cittadinanza romana per ottenere un po' di rispetto. Fece bene Paolo a comportarsi così? Visto che egli era un cittadino del cielo, fu opportuno utilizzare la sua cittadinanza romana solo perché gli faceva comodo? Visto che stava servendo il Re dei Re, fu una mancanza di fiducia in Dio a spingerlo ad appellarsi a Cesare e alle leggi degli uomini?

Per comprendere ciò che Paolo ha fatto, occorre una premessa. In quel periodo storico, nel mondo romano, come accade spesso nella storia umana anche più recente, erano numerosi i casi in cui la giustizia veniva amministrata con molta parzialità e non erano pochi coloro che amministravano la giustizia cercando semplicemente di arricchirsi il più possibile. La corruzione non l'abbiamo certo inventata noi nel ventunesimo secolo! Comunque chi amministrava la giustizia locale doveva stare attento a come si comportava e non era certamente suo interesse che a Roma arrivassero voci circa un'ingiustizia praticata nei confronti di un cittadino romano.

Dal brano che abbiamo letto in precedenza era evidente che a Filippi era stata praticata un'ingiustizia nei confronti di Paolo e Sila. Essi non avevano fatto nulla di male ma erano stati picchiati e poi sbattuti in prigione solo perché i pretori avevano accontentato la folla che era insorta nei loro confronti, istigata da persone che sostanzialmente avevano denunciato Paolo alle autorità solo perché avevano perso il loro guadagno derivante dallo sfruttamento di una donna che faceva l'indovina prima di essere liberata dallo spirito immondo che la possedeva (At 16:16-24). Ma Paolo e Sila avevano solo fatto del bene a quella donna.

Sappiamo che nella notte Paolo e Sila avrebbero potuto scappare se avessero voluto ma essi rimasero in carcere anche per non creare problemi al loro carceriere che proprio in quella notte si era convertito ed era stato battezzato come abbiamo visto in precedenza. Il comportamento di Paolo e Sila era stato davvero esemplare anche durante quella notte i...
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Oggi in CristoBy Omar Stroppiana