In apertura, per la Cover Story, la redazione ha scelto, Starman dell’iconico David Bowie. Nel 1972 il glam rock stava prendendo piede, ma Bowie stava ancora aspettando la sua grande occasione. Poi s’imbatté nel personaggio che lo avrebbe ridefinito per sempre. Questa è la storia di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, direttamente dalla voce di chi c’era.Anche oltre 50 anni dopo la sua creazione Ziggy Stardust rimane – molto probabilmente – il personaggio più amato dell’illustre e lunga carriera di David Bowie. Mescolando glamour e una sessualità per quei tempi oltraggiosa, questa rockstar aliena e bisessuale cadde sulla Terra mentre il sogno degli anni Sessanta marciva sulla scia di Altamont e il boom economico del decennio precedente si sgonfiava miseramente. La scena musicale stava diventando tetra e ottusa quanto lo era il mondo esterno. Eppure, da questo scenario terribilmente noioso emerse un barlume di speranza. Prima i T. Rex di Marc Bolan, i ragazzi del pop di lustrini e gli Slade pestarono i loro zatteroni sul palco. Poi, come dal nulla, l’ex one-hit wonder David Bowie estrasse dal suo cilindro magico il personaggio di Ziggy Stardust, spazzando via la concorrenza e lasciandosi alle spalle un’eredità viva e presente ancora oggi.Il brano più iconico dell’album è sicuramente Starman, pubblicato come singolo il 14 aprile 1972. La canzone racconta la storia di un uomo delle stelle che, attraverso la radio, entra in contatto con i giovani di una Terra ormai condannata promettendo la salvezza del pianeta. Come rivelò il cantante a William S. Burroughs nel 1974 su Rolling Stone, Ziggy Stardust non è l'uomo delle stelle ma il suo messaggero terreno, contrariamente all'opinione secondo cui spesso si dipinge Ziggy come un extraterrestre. Questa settimana il brano proposto dalla rubrica curata da Nando Misuraca di Suono Libero Music con Renato Marengo è Si te ne vaje, di Capone & BungtBangt. In questo nostro spazio dedicato alla scena indipendente, questa volta Renato ha voluto scegliere un brano di questo artista straordinario che, prima di molti altri, ha portato in scena e usato per la sua musica materiali riciclati trasformati in strumenti e non solo in percussioni, e che hanno parlato di ambiente ed ecologia nei loro lavori. Il videoclip di questo pezzo ne è un interessante esempio. Uno spunto musicale che ci serve a ricordare quanto la scena musicale napoletana sia non solo viva e vegeta, ma sempre molto attiva. A riprova la nascita della Sala Napule’s Power, il nuovo spazio culturale a Napoli voluto e diretto proprio da Renato Marengo con la collaborazione di Suono Libero Music di Nando Misuraca, sede fisica di quel movimento musicale che proprio negli anni Settanta seppe rivoluzionare il panorama artistico partenopeo.La pillola da Soundtrack City, la trasmissione curata da Massimo Privitera e Marco Testoni e ospitata settimanalmente da Classic Rock On Air, è dedicato a due film: La donna della cabina n.10 e A House of Dynamite.Cosa accade quando un'ottima colonna sonora accompagna un film scarso? Questa è la domanda posta da Marco Testoni e Massimo Privitera riguardo La donna della cabina n.10, un thriller ben confezionato quanto tedioso e privo di mordente ma con uno score di alta qualità firmato da Benjamin Wallfisch. A seguire l’analisi di A House of Dynamite, un film drammatico al cardiopalma prodotto e diretto da Kathryn Bigelow, con le musiche originali composte dal premio Oscar Volker Bertelmann, ancora una volta all'altezza delle aspettative.Il brano scelto dall’ospite per questa puntata è Animal, dei Pearl Jam presente nel film La donna della cabina n.10. Nella colonna sonora del film, oltre alle musiche originali composte da Benjamin Wallfisch sono inclusi brani di vari artisti e band tra i quali i Pearl Jam con Animal una canzone tratta dal loro album omonimo del 1993.Per lo SLOT4!, ovvero il brano proposto dalla redazione di Classic Rock On Air, questa settimana torniamo alla scena internazionale proponendo The Hand, di Annabelle Dinda. Una scelta che nasce quasi per caso. Se per “caso” si può intendere l’algoritmo TikTok della nostra redattrice Micol May. Ognuno può avere la propria opinione su questo social, ma va ammesso che spesso - soprattutto per i giovanissimi - è uno strumento in grado di proporre molta musica interessante e, sorprendentemente, quasi sempre di artisti emergenti.Annabelle Dinda, autrice di The Hand, il brano proposto oggi, ha saputo infatti sfruttare molto bene i social per lanciare il suo nuovo singolo. I primi video sono stati pubblicati quando il brano non era ancora finito, né tantomeno registrato; ma il successo ottenuto da queste brevi clip e la risposta più che positiva da parte del pubblico online hanno poi reso possibile la pubblicazione del pezzo completo.
Non è il caso di soffermarsi solo sul fenomeno della viralità sui social e su tutto ciò che comporta, ma è importante comprendere come questi strumenti offrano ad artisti emergenti la possibilità di esportare la loro musica a livello mondiale. Annabelle Dinda è sicuramente un’artista da tenere d’occhio: The Hand è un brano che racconta in modo molto chiaro la frustrazione di una donna di fronte al cosiddetto “male gaze” (uno sguardo, una prospettiva prettamente maschile non solo nei confronti delle donne, ma del mondo in generale), e il modo in cui questo sguardo finisca per falsare anche la propria percezione di sé.Per la sigla di chiusura del mese di gennaio la redazione, a un anno dalla scomparsa di Paolo Benvegnù (31 dicembre 2024), il cantautore milanese viene ricordato con la sigla di questa prima parte dell’anno con È solo un sogno con Stefano Bollani. Artista amatissimo da critica e pubblico, Benvegnù ha avuto una carriera intensa e coerente: nato a Milano nel 1965, è stato tra i fondatori degli Scisma, per poi proseguire come autore, compositore, produttore e collaboratore di numerosi artisti italiani ed europei, oltre che nel teatro. Dal 2004 ha intrapreso il percorso solista con l’album Piccoli fragilissimi film, seguito da un tour premiato dal MEI. Nel corso degli anni ha pubblicato numerosi dischi ed EP, ottenendo cinque candidature alla Targa Tenco, premio che ha finalmente vinto nel 2024 con l’album È inutile parlare d’amore, riconosciuto come miglior album dell’anno. Benvegnù ha incarnato un’idea di musica in cui estetica ed etica si fondono: una ricerca poetica e musicale raffinata, riconoscibile negli arrangiamenti e soprattutto nei testi, intesi come forma di resistenza e di bellezza inutile in un mondo pragmatico.