In apertura, per la Cover Story, Classic Rock On Air ha scelto It’s Been Too Long di Ringo Starr. L’ex Beatle Ringo Starr rilascerà in Aprile il suo nuovo album in studio dal titolo Long Long Road. A poco più di un anno da LOOK UP, l’indomito Ringo non molla la presa e torna alla ribalta con una specie di seguito, ancora in collaborazione con T Bone Burnett, la chiave del successo dell’album del 2025 che aveva rinverdito i fasti country di Starkey. Di solito i sequel mostrano il fianco dopo l’exploit del primo episodio; qui accade l’opposto, con un album addirittura migliore. Starr e Burnett sono tornati in studio a tempo di record e hanno confezionato in tutta semplicità questo Long Long Road: dieci canzoni pulite, impreziosite da un cast notevole, che include presenze femminili prestigiose come Sheryl Crow e St. Vincent. Burnett, autore o coautore di sei brani, è ancora il deus ex machina di questa operazione. La presenza di linee vocali femminili che accompagnano Ringo in alcuni brani è un aspetto piacevole del disco. Nel singolo It’s Been Too Long , dal sapore country-rock, Ringo Starr intreccia la sua voce con quella di Molly Tuttle e Sarah Jarosz.Questa settimana il brano proposto da L’Altoparlante all’interno della rubrica curata da Renato Marengo con Nando Misuraca di Suono Libero Music è Civili, il nuovo singolo dei Dresda, title track dell’album omonimo in arrivo nei prossimi mesi per l’etichetta Musica Distesa. Il brano parte da una provocazione: provare a immaginare una sofferenza così estrema da rendere desiderabile la fine. Non è un invito alla distruzione, ma la messa in scena di un pensiero che emerge quando l’umanità sembra scomparire. Civili porta allo scoperto un nichilismo esasperato, nato da una miscela di rabbia, impotenza e inquietudine di fronte a un mondo che sembra precipitare. L’idea di un’apocalisse atomica come “soluzione” è una provocazione che rivela il vero bersaglio del brano: l’anestesia emotiva che si crea quando la guerra diventa spettacolo, quando le immagini scorrono accanto a pubblicità e intrattenimento, quando tutto si appiattisce sullo stesso piano. In questo scenario, la parola civili perde il suo significato originario e diventa quasi sinonimo di “corpi esposti”. È attraverso quei corpi che la violenza passa, oggi più che mai. Sul piano sonoro, il singolo porta con sé il retroterra rock della band: una chitarra abrasiva che richiama l’estetica di Marilyn Manson, un’energia che sfiora Led Zeppelin e Verdena, un inserto militare che evoca la retorica bellica dei primi anni Duemila. L’arrangiamento resta essenziale, costruito per lasciare spazio alla tensione del testo e alla dinamica del branoSoundtrack City, la trasmissione curata da Massimo Privitera e Marco Testoni, e ospitata settimanalmente da Classic Rock On Air, questa settimana è dedicato a Inverno in Corea un film franco-coreano disponibile su MyMovies. Un film che ci mostra l’assoluta qualità del cinema coreano contemporaneo. La storia di un particolarissimo rapporto tra un maturo disegnatore francese e una ragazza coreana di origine francese. Una intima e bellissima colonna sonora scritta dalla compositrice francese Delphine Malaussena - per pianoforte e piccolo ensemble di archi - dal tono sospeso e coerente con il rapporto dolorosamente indefinito dei due protagonisti.Il brano proposto in occasione di questa puntata è Back to Me dei The Rose. Un brano non incluso nella colonna sonora che ci mostra il volto rock della Corea moderna (che non è solo K-Pop) spesso sconosciuto in Europa. I The Rose sono una band brit-rock/indie molto nota in patria e il loro brano Back To Me rappresenta al meglio questa tendenza.Per lo SLOT4!, ovvero il brano proposto dalla redazione di Classic Rock On Air, questa settimana la scelta ricade su Dio è morto dei Nomadi. Questa settimana, in occasione del Primo Maggio, la redazione propone un brano iconico scritto da Francesco Guccini e interpretato dalla storica band dei Nomadi: Dio è morto, eseguita proprio dai Nomadi sul palco del concertone di Piazza San Giovanni, in più di una esibizione. Il brano racconta prima la crisi dei valori tradizionali, la “morte” di Dio in tutte le ingiustizie e, attualissimo, una generazione disillusa che non crede più nei miti del passato, fino ad arrivare a una visione di speranza: i giovani sono pronti a costruire un futuro nuovo e consapevole. Non è solo una canzone di denuncia, ma anche un invito a guardare avanti con spirito critico e responsabilità. Pubblicata negli anni ’60, in un periodo di forti cambiamenti sociali, Dio è morto è diventata nel tempo un simbolo di riflessione e rinascita, capace ancora oggi di parlare a nuove generazioni. I Nomadi, che hanno collaborato assiduamente con Guccini, sono da sempre portatori di musica e valori rivoluzionari, con slanci incredibili. Se vi va di ascoltarli dal vivo, quest’estate saranno il 27 giugno al Castello di Udine in occasione del Festival di Folkest.Per la sigla di chiusura del mese di aprile il Direttore Renato Marengo ha scelto Musica Ribelle di Eugenio Finardi. Per celebrare i cinquant’anni dal suo primo album, Eugenio Finardi torna con un nuovo tour e un nuovo disco, TUTTO, ventesimo lavoro in studio di inediti. Dopo il successo di Euphonia Suite, che lo ha visto protagonista di ottanta date in tre anni, Finardi porta in scena uno spettacolo che ripercorre i momenti più significativi del suo vasto repertorio, raccontando una carriera lunga mezzo secolo e consacrata tra le più originali della canzone d’autore italiana. Accanto ai grandi classici, trovano spazio anche i brani del nuovo album, un progetto che colpisce per sonorità innovative e per la creatività sempre viva di un artista capace di leggere il presente con profondità. Sul palco è accompagnato da tre musicisti con cui costruisce atmosfere coinvolgenti e mai scontate. Nel tempo, la sua voce è diventata sempre più duttile e raffinata, capace di trasmettere emozioni autentiche attraverso testi che affrontano temi universali. A distinguerlo resta anche la spontaneità e il rapporto diretto con il pubblico, che rende ogni concerto un’esperienza unica.