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Or


Hai mai avuto la sensazione di sapere già come andrà una conversazione ancora prima che cominci?
Qualcuno dice sempre la stessa cosa, noi rispondiamo sempre nello stesso modo e, senza quasi accorgercene, ci ritroviamo nuovamente dentro lo stesso circuito.
Come un vecchio disco che continua a girare sulla stessa traccia.
In questa puntata parliamo proprio di questi loop: schemi relazionali, emotivi e comportamentali nei quali possiamo rimanere intrappolati noi stessi, oppure le persone con cui lavoriamo.
La domanda centrale diventa allora: che cosa possiamo fare per uscire dalla traccia?
A volte basta introdurre qualcosa di diverso e inatteso.
Una risposta che l'altra persona non si aspetta. Un movimento. Un cambio improvviso di tono. Una battuta. Una domanda differente. Un piccolo elemento di sorpresa capace di interrompere per un istante l'automatismo.
È proprio in quell'istante che può comparire qualcosa di molto prezioso: uno spazio nuovo.
Durante l'episodio portiamo diversi esempi dal lavoro con bambini, adolescenti e adulti. Parliamo di quei momenti in cui il solito intervento verbale non arriva più davvero, perché anche la persona che abbiamo davanti conosce ormai perfettamente il copione.
In questi casi, modificare consapevolmente il nostro corpo, la voce, il ritmo o la modalità di intervento può generare quel piccolo "ricalcolo" interno che riporta attenzione e presenza.
Ma la sorpresa non è il punto di arrivo.
Nella puntata descriviamo una vera e propria sequenza: partire da una modalità abituale, introdurre un picco che interrompe lo schema, abbassare subito dopo intensità e tono, e utilizzare quel nuovo spazio per offrire un reframe, una prospettiva differente dalla quale ripartire.
L'obiettivo non è scioccare per il gusto di farlo, né tantomeno forzare qualcuno. È usare con consapevolezza creatività, variazione e presenza per evitare che noi stessi diventiamo parte del loop che vorremmo interrompere.
Perché a volte la domanda più utile non è:
"Perché continua a comportarsi così?"
ma:
"Io cosa posso fare di diverso questa volta?"
Un episodio per insegnanti, educatori, facilitatori, genitori e per chiunque riconosca nella propria vita quelle vecchie tracce che continuano a ripetersi.
E magari è arrivato il momento di cambiare disco.
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Nella puntata precedente abbiamo esplorato il respiro soprattutto a livello personale: come accorgercene, ascoltarlo e utilizzarlo come una risorsa sempre disponibile.
Ma cosa succede quando vogliamo accompagnare un'altra persona verso questa consapevolezza? E soprattutto: come possiamo lavorare sul respiro con bambini e ragazzi?
Non sempre possiamo partire semplicemente dicendo: "Porta l'attenzione al tuo respiro."
Prima di arrivare lì, può essere necessario costruire delle fondamenta.
In questo episodio Francesco e Chiara propongono quindi una vera e propria progressione educativa del respiro, fatta di giochi, movimento, vocalizzazioni, oggetti, relazione e piccole esperienze di ascolto.
Con i bambini più piccoli si può cominciare dal movimento: correre, giocare, trasformarsi in cavalli e poi fermarsi, permettendo al respiro di diventare naturalmente più evidente.
Da lì si può passare al soffio: palline da ping pong che diventano pesciolini in uno stagno, piccole partite di calcio con il respiro o altri giochi nei quali l'espirazione entra nell'esperienza senza bisogno di essere spiegata.
Un altro passaggio può essere la vocalizzazione, giocando con suoni, intensità e movimento. Ancora una volta, il respiro viene allenato e percepito attraverso qualcosa di coinvolgente, prima ancora che attraverso una spiegazione teorica.
Progressivamente si può poi iniziare a rendere visibile il respiro: con un piccolo sacchetto, un libro, un bastone leggero o altri "respirometri" appoggiati sul corpo, capaci di mostrare concretamente ciò che durante l'inspirazione e l'espirazione si muove.
A un livello successivo entra anche la relazione: sentire, quando il contesto e l'età lo permettono, la presenza della mano di un'altra persona sulla schiena o ai lati della gabbia toracica, scoprendo che il respiro può espandersi anche posteriormente e lateralmente.
Si arriva poi alla coordinazione tra respiro e movimento: mani che si aprono e chiudono, braccia che salgono e scendono, occhi e testa che accompagnano il ritmo, fino alla semplice pratica di seguire con un dito il profilo della propria mano, trasformando ogni dito in una piccola "montagna" attraversata con un ciclo respiratorio.
Solo dopo aver costruito queste basi possiamo gradualmente arrivare alla pura consapevolezza del respiro: rimanere fermi per un breve momento, sentire dove il respiro è più evidente, osservarne il ritmo e magari iniziare semplicemente a contarne i cicli.
La cosa importante non è arrivare rapidamente all'esercizio "giusto", ma imparare a osservare dove si trova la persona o il gruppo e proporre il passo successivo solo quando le fondamenta precedenti sono sufficientemente presenti.
Una puntata particolarmente pratica per insegnanti, educatori, genitori e facilitatori, ma anche per chi desidera comprendere meglio come la consapevolezza possa essere costruita gradualmente, senza forzarla.
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What is your relationship with responsibility?
Does the word make you feel strong, alive and empowered? Or does it bring a sense of weight, pressure and heaviness?
In this episode, Francesco and Chiara continue following the first chapter of the book and explore one of its central themes: responsibility.
Starting from the famous phrase, "With great power comes great responsibility," the episode turns the idea around: with great responsibility comes great power. Responsibility, when understood in the right way, can become a source of growth, stability, joy and deeper connection.
But not all responsibility is healthy.
Taking too much responsibility can become heavy. It can lead us to carry other people's lives, choices, emotions or tasks on our shoulders. Even when the intention is to help, the hidden message may become: "I can do it, but you can't." In this way, instead of supporting others, we may unintentionally take away their opportunity to develop their own strength.
At the other extreme, taking too little responsibility can create passivity, lack of motivation and disconnection. When nothing feels like "my business," there is little energy, little involvement and little inner drive.
The heart of the episode is the search for the right amount of responsibility: enough to feel alive, engaged and capable of responding, but not so much that we become overwhelmed or take away someone else's possibility to grow.
The word itself becomes a key: respons-ability — the ability to respond.
Francesco and Chiara also explore the difference between responsibility and blame. When life does not meet our expectations, we can easily fall into blaming others, blaming ourselves or blaming the world. But blame often moves responsibility away from us. A more empowering question is: what can I actually do? Can I change my expectations? Can I change my actions? Can I influence the situation, even if I cannot fully control it?
The episode also touches on Byron Katie's distinction between my business, other people's business and God's business, reminding us that many things are outside our direct control. Yet even when we cannot control something, we can still influence how we relate to it.
This episode is an invitation to look at the way responsibility is distributed in our lives: in relationships, in education, at work, in family life and within ourselves.
Where are we taking too much? Where are we taking too little? And where could responsibility become not a burden, but a superpower?
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Qual è la primissima cosa che facciamo quando veniamo al mondo? E qual è l'ultimissima cosa che facciamo quando lo lasciamo?
Respirare.
In questo episodio partiamo proprio da qui: da un gesto così essenziale da essere spesso dato per scontato. Il respiro ci accompagna per tutta la vita, accade da solo, senza che dobbiamo pensarci, e allo stesso tempo è una delle poche funzioni fisiologiche su cui possiamo intervenire consapevolmente.
Chiara e Francesco parlano del respiro come ponte tra corpo, emozioni e mente. Un gesto automatico, ma anche uno strumento potente di consapevolezza e autoregolazione.
Durante la puntata viene introdotta l'immagine del "bilinguismo del respiro": il respiro parla due lingue. Da una parte accade da sé, grazie all'intelligenza del corpo; dall'altra può essere ascoltato, accompagnato e guidato, diventando una risorsa per ritrovare calma, energia, centratura e presenza.
Parliamo anche di quanto, crescendo, molte persone perdano il contatto con il proprio respiro naturale. Ansie, abitudini, ritmi sociali, tensioni e sovrastrutture possono portare il respiro a salire, accorciarsi, bloccarsi o diventare quasi impercettibile.
Il respiro dei bambini piccoli diventa allora un'immagine di riferimento: pieno, spontaneo, integrato, capace di coinvolgere tutto il sistema respiratorio.
L'episodio offre anche alcuni strumenti semplici e pratici:
Un episodio per ricordarci che non sempre serve aggiungere tecniche complesse. A volte il primo passo è tornare a ciò che è già presente: il respiro, il corpo, l'ascolto.
Perché respirare accade comunque. Ma accorgerci che stiamo respirando può cambiare profondamente il modo in cui abitiamo noi stessi.
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Quante volte nella vita ci troviamo davanti a un piccolo salto da fare?
Può essere un ruscello da attraversare durante una camminata, una telefonata che continuiamo a rimandare, un messaggio che sappiamo di dover mandare, una scelta importante, un nuovo inizio, una direzione che sentiamo giusta ma che ci mette comunque davanti a dubbi, paure e tentennamenti.
In questo episodio partiamo da un'immagine molto concreta: il momento in cui dobbiamo saltare da una sponda all'altra senza bagnarci i piedi. Se pensiamo troppo, spesso ci irrigidiamo, perdiamo slancio e finiamo proprio dove non volevamo finire. Se invece sentiamo la direzione, raccogliamo fiducia e ci muoviamo davvero, qualcosa cambia.
Da qui nasce la frase: "Se ti butti, buttati."
Non come invito all'imprudenza, ma come richiamo a quella qualità di presenza e decisione che ci permette di attraversare una soglia senza restare bloccati nel mezzo.
Durante la puntata parliamo di paura, fiducia, sostegno interno ed esterno, procrastinazione e piccoli atti quotidiani di coraggio. Esploriamo come il corpo cambi quando siamo in dubbio e quando invece ritroviamo centratura, fiducia e direzione.
Un passaggio importante è dedicato anche alla regola del 5, 4, 3, 2, 1, resa famosa da Mel Robbins: un modo semplice per interrompere il ciclo del rimandare e trasformare l'intenzione in azione prima che la mente costruisca mille ragioni per restare ferma.
Questo episodio è un invito a osservare quei momenti in cui sappiamo già qual è il passo da fare, ma iniziamo a rimandare. Perché spesso il problema non è non sapere cosa fare, ma restare troppo a lungo sospesi tra il desiderio di muoverci e la paura di partire.
E allora, forse, la domanda diventa: qual è quel piccolo salto che ti aspetta? E cosa cambierebbe se, invece di rimandare ancora, facessi semplicemente: 5, 4, 3, 2, 1… vai?
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Ascolto, movimento spontaneo e autoregolazione
In questo episodio Chiara e Francesco esplorano una parola poco conosciuta ma molto importante: pandiculazione.
La pandiculazione è quel gesto naturale che unisce stiramento, contrazione, sbadiglio e movimento spontaneo. È ciò che fanno i gatti, i cani, gli uccelli, i bambini — e che spesso noi adulti "civilizzati" tendiamo a dimenticare.
Partendo dall'etimologia della parola e da alcune immagini molto concrete, l'episodio ci accompagna a riscoprire una capacità semplice e preziosa: ascoltare il corpo quando ci manda i primi segnali.
Mal di collo, tensioni lombari, stanchezza cronica, rigidità, stress e perfino il rischio di burnout spesso non arrivano all'improvviso. Il corpo manda segnali molto prima, ma nella fretta quotidiana possiamo perdere l'abitudine ad ascoltarli.
La pandiculazione diventa allora una pratica di ascolto e autoregolazione: non un esercizio da fare "bene", ma un modo per permettere al corpo di ritrovare movimento, respiro, spazio e piacere.
Durante la puntata si parla anche del seminario di Somatics a Padova, dove questa pratica è stata sperimentata concretamente per due giorni, mostrando quanto il lavoro fisico possa avere risvolti profondi anche sul piano emotivo, mentale ed energetico.
Un'immagine centrale dell'episodio è quella dei movimenti della domenica mattina: quei movimenti spontanei che emergono quando non dobbiamo correre da nessuna parte, quando possiamo rigirarci nel letto, stirarci, sbadigliare, respirare e lasciare che il corpo indichi la strada.
Il messaggio è semplice ma potente: non serve aspettare che il corpo "si blocchi" per prendercene cura. A volte bastano pochi minuti al giorno per ascoltare, muoversi con piacere e prevenire accumuli di tensione.
L'invito finale è pratico: cominciare dal mattino, dal letto, da un piccolo stiramento, da uno sbadiglio lasciato accadere. Perché il corpo sa molto più di quanto pensiamo — e spesso ci sta già indicando cosa fare.
Temi principaliChe cos'è la pandiculazione
Il legame tra stiramento, sbadiglio e autoregolazione
Cosa possiamo imparare da animali e bambini
Ascoltare i segnali del corpo prima che diventino dolore
Pandiculazione, stress e prevenzione del burnout
I "movimenti della domenica mattina"
Piccole pause quotidiane per ritrovare energia
Somatics, corpo e ascolto profondo
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In questo episodio Francesco torna al Germoglio insieme a Chiara e a Fiorella per entrare nel mondo della fattoria didattica e capire perché un luogo come questo possa diventare un'esperienza educativa così potente e memorabile per bambini, insegnanti e famiglie.
Partendo dalla storia concreta della fattoria, Fiorella racconta come sono nati i percorsi didattici legati al pane, all'uva, all'argilla, ai fossili e al contatto con gli animali, e come negli anni centinaia di bambini abbiano attraversato questo spazio portandosi via qualcosa di vivo e duraturo. Non solo nozioni, ma esperienze che restano nel corpo, nella memoria e nella relazione.
La conversazione tocca temi molto vicini al cuore del podcast: il valore dell'apprendimento esperienziale, l'importanza di coinvolgere non solo la testa ma anche le mani, i sensi, il movimento, l'emozione e la libertà; la differenza tra un'attività "fatta fuori" e una vera esperienza educativa capace di lasciare un segno. Emergono anche riflessioni preziose sul ruolo degli adulti: osservare gli insegnanti, adattarsi ai gruppi, reggere l'imprevisto, saper guidare senza urlare, e creare condizioni in cui i bambini possano davvero incontrare ciò che stanno vivendo.
Chiara condivide anche episodi recenti dalla fattoria, mostrando quanto flessibilità, creatività e presenza siano centrali nel lavoro educativo quotidiano. E Fiorella ricorda una cosa semplice ma fondamentale: quando un bambino vive qualcosa in prima persona, quella cosa può restargli dentro per anni e diventare una base su cui costruire altro.
Un episodio per chi educa, per chi cerca modi più vivi di imparare, e per chi sente che la natura, il fare e la relazione possano ancora insegnarci moltissimo.
Capitoli con Tempi (stimati)Approfondisci questi temi nel nostro libro "Come aggiornare la tua ruota", disponibile online:
Se vuoi esplorare le attività del Germoglio o restare aggiornato sulle loro proposte, puoi cercarli qui:
Come utilizzare le sessioni libere: struttura, esempi e applicazioni
Cosa significa offrire libertà in un contesto educativo? E come farlo senza perdere struttura, direzione e qualità?
In questo episodio parliamo delle sessioni libere, una modalità di lavoro che permette di creare spazi di libertà, espressione e autonomia all'interno di un contenitore chiaro e condiviso.
Le sessioni libere possono essere utilizzate in molti contesti: nelle attività ATB, a scuola, nei workshop, nei laboratori e anche in altri ambienti educativi.
Uno degli elementi centrali è proprio l'equilibrio tra libertà e limiti. All'interno di questo spazio, le persone possono esplorare, interagire, creare e sviluppare nuove modalità di apprendimento e relazione.
Durante l'episodio condividiamo:
• Le linee guida delle sessioni libere • Le tre regole fondamentali • Esempi pratici di applicazione • Il ruolo dell'educatore e dell'osservazione • Come utilizzare le sessioni libere in diversi contesti
Parliamo anche dell'importanza di offrire spazi di espressione libera all'interno della giornata o della settimana, creando quelli che definiamo dei veri e propri "pacchetti di libertà".
Un episodio dedicato a educatori, insegnanti, facilitatori e a chiunque desideri offrire esperienze di crescita più autentiche.
Why is attention so important in education — and in life?
In this episode, we explore attention as one of the most fundamental elements for growth, learning, and relationships. Attention is not just a mental skill — it's the foundation of awareness, and without awareness, there is no real freedom of choice.
We reflect on how the quality of our presence influences children, students, and the people around us. Often, what we transmit is not only what we say or do, but how we are.
We also explore the idea that attention can be seen as a form of nourishment. When we are truly present, we offer something meaningful and supportive. When we are distracted, rushed, or fragmented, the quality of what we offer changes.
Finally, we touch on the role of personal history — how our past experiences shape our patterns, reactions, and ways of relating, and how becoming aware of these patterns can open new possibilities.
In this episode, we talk about:
• Why attention is the foundation of awareness • The quality of presence in education • Attention as nourishment • The role of personal history • Awareness and freedom of choice • Practical reflections for educators and parents
This episode is for educators, teachers, parents, facilitators — and anyone interested in conscious education and personal growth.
📩 Contact / Email[email protected]
In questo episodio parliamo di esperienza, in particolare di quella che nasce quando qualcosa di nuovo entra nella nostra vita: un cambiamento, una nuova opportunità, un inizio inatteso.
Partiamo da una domanda semplice: Come ti senti quando inizia qualcosa di nuovo?
Che si tratti di un nuovo lavoro, di un cambiamento personale, dell'inizio di un percorso educativo o di una nuova fase della vita, spesso emergono emozioni contrastanti. Entusiasmo e curiosità si intrecciano con dubbi, timori e insicurezze.
Quella sensazione delle "farfalle nello stomaco" diventa così un segnale prezioso: un misto di energia e incertezza che prepara il terreno per qualcosa di nuovo.
In questo episodio esploriamo:
il valore dell'esperienza personale
il ruolo delle emozioni nei nuovi inizi
l'importanza della pazienza nei processi di crescita
la fiducia nei piccoli progressi
come coltivare un mindset orientato all'esperienza
Parliamo anche di come l'esperienza si costruisca nel tempo, come un seme che ha bisogno di spazio, cura e fiducia per crescere. Spesso desideriamo risultati immediati, ma la crescita reale richiede tempo, osservazione e fiducia nel processo.
L'esperienza non è solo ciò che viviamo, ma ciò che diventiamo attraversandola. Ed è proprio questo che rende ogni percorso unico.
Chiudiamo l'episodio con una breve e bellissima immagine di Emily Dickinson, che ci ricorda il valore del mettersi in cammino anche quando non conosciamo ancora la strada.
Un invito ad accogliere il nuovo con coraggio, apertura e fiducia.
Buon ascolto 🌱
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