Vi salutano Aristarco, mio compagno di prigionia, Marco, il cugino di Barnaba (a proposito del quale avete ricevuto istruzioni; se viene da voi, accoglietelo), e Gesù, detto Giusto. Questi provengono dai circoncisi, e sono gli unici che collaborano con me per il regno di Dio, e che mi sono stati di conforto. Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo Gesù, vi saluta. Egli lotta sempre per voi nelle sue preghiere perché stiate saldi, come uomini compiuti, completamente disposti a fare la volontà di Dio. Infatti gli rendo testimonianza che si dà molta pena per voi, per quelli di Laodicea e per quelli di Ierapoli. Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema. Salutate i fratelli che sono a Laodicea, Ninfa e la chiesa che è in casa sua.Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e leggete anche voi quella che vi sarà mandata da Laodicea. Dite ad Archippo: «Bada al servizio che hai ricevuto nel Signore, per compierlo bene». Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.
(Colossesi 4:10-18 - La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Colossesi
In alcuni momenti la vita può essere davvero difficile.
Ed è proprio in quei momenti che può fare la differenza avere dei fratelli e delle sorelle che condividono la nostra fede e possono consolarci con la loro presenza e il loro affetto fraterno.
L'apostolo Paolo era in carcere e non possiamo pensare che non abbia avuto momenti di sconforto. Certamente egli sapeva che il Signore era con lui, ma aveva anche bisogno di avere vicino fratelli e sorelle che gli volevano bene e mostravano il loro amore in modo pratico. Paolo aveva già fatto del bene a molte persone predicando loro il vangelo e aveva certamente molti fratelli e sorelle in varie città della zona. Ma come spesso accade, quando si hanno dei problemi, non sono molte le persone sulle quali si può contare davvero...
C'è un'amara ironia nelle parole di Paolo, infatti egli si era soprattutto battuto per portare il vangelo agli stranieri, agli incirconcisi, eppure ora che si trovava nel bisogno, essendo in carcere probabilmente ad Efeso, gli erano rimasti vicino solo tre circoncisi, tre Giudei come lui: Aristarco, Marco il cugino di Barnaba e Gesù detto Giusto. Solo questi ultimi avevano continuato a collaborare con Paolo per il regno di Dio e lo avevano confortato. Questo dimostra che colui che si autodefiniva apostolo degli stranieri (Ro 11:13, Ga 2:8) non aveva certamente rotto i ponti con quelli del suo popolo, come alcuni potrebbero pensare, ma li accoglieva volentieri come fratelli e compagni di servizio del comune Messia Gesù. Per Paolo tutti coloro che avevano accolto Gesù Cristo nella loro vita, circoncisi o incirconcisi, erano fratelli e sorelle con cui condividere una comunione vera, un'armonia che derivava dall'essere parte dello stesso corpo, dello stesso edificio spirituale fatto di discepoli di Gesù.
Paolo porta loro anche i saluti del medico Luca, di Dema e di Epafra che era uno dei loro, quindi proveniva probabilmente da Colosse ed era particolarmente impegnato in preghiera per loro ma anche per le comunità nelle vicine Laodicea e Ierapoli. La preoccupazione di quel servo di Gesù Cristo era che i credenti di Colosse e delle città vicine fossero saldi, maturi, disponibili a lasciarsi usare da Dio.
Lo scopo di Paolo nel portare i saluti di quei collaboratori era proprio quello di spronare i suoi interlocutori a crescere imparando a sentirsi parte del medesim...