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Quante volte ti sarà capitato di leggere un libro meraviglioso, attendere con ansia l’uscita dell’adattamento cinematografico, e rimanere completamente delusə?
Con i libri, la nostra mente fa lo sforzo cognitivo di immaginare le scene che leggiamo. Quando queste invece ci appaiono già su uno schermo, ne vediamo un’interpretazione altrui. Naturalmente non sempre le due visioni coincidono.
Chi preferisce i libri solitamente sostiene che sia impossibile rendere su pellicola ogni dettaglio della storia, per cui molto va inevitabilmente perso. Ma è sempre necessario essere fedeli al 100%?
Chi preferisce i film, invece, ritiene che il potere del cinema stia nel saper rappresentare concetti complessi con una sola immagine. Siamo sicuri che tutti dispongano dei giusti mezzi per comprendere questo tipo di linguaggio?
Se hai vissuto gli anni della preadolescenza nei primi anni 2000 ti ricorderai infiniti tornei di calcetto o magari test della personalità sui giornaletti in cameretta con le amiche.
I giovanissimi di oggi invece danno l’impressione di non star vivendo quella fase transitoria: è come se fossero passati dall’infanzia all’età “adulta”, dai cartoni animati allo smartphone.
Mentre chi deve ancora sviluppare una propria identità e idea di mondo passa il proprio tempo sui social, spesso senza supervisione, noi adulti rimpiangiamo i tempi in cui giocavamo a nascondino e facevamo cose per il semplice gusto di farle.
Ma quando abbiamo deciso che queste attività divertenti e spontanee appartengono esclusivamente a tempi andati?
Da diversi anni internet ha iniziato a popolarsi di donne che decidono di vivere come casalinghe. I contenuti variano, ma spesso si mostrano mentre cucinano cibi prelibati da zero, documentandone ogni parte del processo.
Naturalmente non c’è niente di male in questa scelta, ma fa riflettere che una fetta di pubblico ne sia ammaliata: tanti sono i commenti di stima verso chi si fa il burro in casa o decide di avere una famiglia molto numerosa.
Viene naturale chiedersi se il fenomeno delle tradwives sia contrapposto a tutto ciò che rappresenta il femminismo. Dopotutto, queste sono donne che hanno rinunciato alla carriera e a una realizzazione personale per accudire figli e mariti.
Tuttavia, la vera domanda da porsi è: siamo sicuri che le tradwives siano solo ciò che decidono di mostrare sui loro profili social o potrebbe esserci dell’altro?
Immaginate che un vostro amico, durante un aperitivo, inizi a parlarvi di quanto si sia trovato bene con uno shampoo in particolare. Siete convinti, lo comprate anche voi, e successivamente venite a sapere che l’azienda che lo produce paga il vostro amico per farsi pubblicità. Come vi sentireste?
D’accordo, magari l’esempio è un po’ esagerato, ma prima di una regolamentazione il rapporto parasociale che si creava con i nostri influencer preferiti si basava spesso su questo tipo di dinamica.
Se in Italia enti come l’AGCM e l’IAP* si sono espressi ufficialmente in merito, è solo perché come consumatori abbiamo il diritto di essere informati senza inganni (e comunque la pubblicità occulta nel nostro paese è illegale).
Questo però divide le persone tra chi ritiene che la trasparenza fortifichi il rapporto di fiducia tra noi e gli influencer, e chi invece dichiara apertamente che quando vede l’hashtag #adv nei post, li salta senza guardarli.
Sicuramente vi sarà capitato di avere il feed inondato da persone che sponsorizzano, attivamente o passivamente, un prodotto. Magari alcune volte avete pensato di volerlo a tutti i costi, mentre altre non siete proprio riusciti a capirne l’hype.
Che vi siate fatti influenzare o meno, è innegabile che i social siano sempre più promotori di un iperconsumismo che alimenta costantemente il desiderio di possesso.
Da qualche anno si parla anche di underconsumption core, ovvero la tendenza a utilizzare quello che si ha già, piuttosto che fare inutili haul (qualcuno potrebbe pensare, a ragione, “ma mia nonna l’ha sempre fatto!”)
Tuttavia, c’è chi sostiene che, essendo queste mode due facce della medaglia, rischiano di essere destinate ad alternarsi continuamente senza offrire reali soluzioni. Quindi che si fa?
Attualmente Italia, Spagna, Francia, Grecia e Portogallo risultano essere i paesi europei più in opposizione al turismo di massa.
Da una parte il turismo può essere un motore economico fondamentale (basti pensare a quanto la nostra arte e i nostri paesaggi siano capaci, indirettamente, di generare lavoro e sostentamento per tante comunità)
Dall’altra non si può negare che l’impatto ambientale, la congestione delle città, e l’aumento dei prezzi delle case portino un giustificato malcontento nei residenti.
Quindi dobbiamo evitare i mercatini di Natale e le spiagge da sogno?
Come possono i territori più gettonati continuare a generare ricchezza, se nessuno li visita più?
Se i lavoratori di duecento anni fa sapessero che oggi lavoriamo “solo” 40 ore a settimana, probabilmente scoppierebbero dalla contentezza.
Tuttavia, chi vive questa realtà sa quanto poco tempo o energie rimangano alla fine della giornata, e quanto veloce passi il weekend. Tra datori di lavoro che spingono sulla produttività e adulti che ce l’hanno comunque sempre peggio di te, sembra che l’equilibrio tra vita personale e professionale sia impossibile da ottenere. Se potessimo riavere indietro il tempo libero che avevamo prima di firmare il contratto, come lo impiegheremmo?
Vi è mai capitato che qualcuno predicesse il vostro modo di essere semplicemente basandosi sul vostro segno zodiacale? Quanto la nostra personalità si forma in base alle esperienze di vita e quanto ci lasciamo condizionare dalla nostra data e orario di nascita? In questo ultimo episodio ci siamo avvalse della partecipazione della nostra amica Giorgia per esplorare la linea di confine, se esiste, tra psicologia e astrologia.
Tutti hanno voglia di imparare l'inglese ma pochi sanno effettivamente da dove partire e soprattutto che cosa implichi studiare una lingua straniera. Qual è il metodo perfetto? Meglio i madrelingua o i bilingui? Corsi online o in una scuola? Si può imparare in Italia o assolutamente meglio all'estero? In questo episodio esporremo in maniera nuda e cruda le nostre opinioni facendo chiarezza sui falsi miti riguardo l'apprendimento di una seconda lingua.
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