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Ci sono dischi che ascolti. E poi ci sono dischi che diventano parte della tua storia. Burn appartiene alla seconda categoria. Un album capace di attraversare il tempo, di accendere ricordi e di ricordarci perché, a un certo punto della nostra vita, abbiamo scelto il rock.
Per uno che ascolta metal da una vita, ammetterlo non è facile: ho scoperto davvero i Judas Priest soltanto pochi anni fa.
La mia giovinezza è stata accompagnata da Iron Maiden, Metallica e Megadeth, mentre i Priest erano rimasti stranamente ai margini.
Forse colpa di Rob Halford e di quella voce che, da ragazzo, proprio non riuscivo a digerire.
Poi ho iniziato a riascoltare la loro discografia e ho capito quanto mi fossi perso.
Da Sad Wings of Destiny a Painkiller, fino a Firepower e Invincible Shield.
Una band capace di attraversare decenni senza perdere potenza, identità e voglia di suonare.
In questa puntata racconto la mia tardiva conversione, i dischi, le emozioni e qualche inevitabile confronto con Iron Maiden e Megadeth.
Una confessione più che una recensione, perché non è mai troppo tardi per innamorarsi di una grande band. 🤘
Cose che ci hanno fatto uomini – Il podcast del folle bislacco.
Prima di Spotify, prima degli algoritmi, prima della musica a portata di click, c’erano i cataloghi.
Per chi amava il rock e il metal, Sweet Music era molto più di un semplice elenco di dischi. Era una porta spalancata su un mondo fatto di band sconosciute, copertine minuscole, prezzi da controllare e scelte difficili. Perché a sedici anni i soldi erano pochi e comprare un disco significava spesso rinunciare a un altro.
In questa puntata torno a quegli anni: alla magia di compilare un ordine, all’attesa del postino, all’emozione di aprire finalmente quel pacco e mettere sul piatto il disco tanto desiderato.
Deep Purple, Led Zeppelin, heavy metal, hard rock e soprattutto la musica come identità.
Perché Sweet Music non vendeva soltanto dischi.
Ci insegnava a scegliere la musica che avrebbe accompagnato la nostra vita.
In questa puntata parto dalla lettera più famosa del cinema italiano per raccontare il momento in cui ho capito che il mondo degli adulti parlava difficile senza sapere cosa stesse dicendo.
Attraverso Totò, Peppino e la… malafemmina ripercorro lo spaesamento davanti all’autorità, alle parole troppo grandi e ai ruoli presi troppo sul serio.
Una storia su come l’ironia, prima ancora del coraggio, mi abbia insegnato a non farmi intimidire.
Miseria e Nobiltà non è solo una commedia. È il racconto di un’Italia affamata che ride per restare in piedi, di uomini costretti alla farsa per difendere la propria dignità. In questa puntata attraversiamo il film come si attraversa una stanza povera ma piena di voci: la fame, l’inganno, il teatro come unica salvezza. Perché dietro ogni risata c’è sempre una verità che brucia.
Colleziono dischi e libri per non perdere pezzi di me.
Non per lasciarli a qualcuno, ma per restare in piedi mentre ci sono.
Questa puntata è su quello a cui tengo, anche quando so che finirà.
Episodio conclusivo del ciclo dedicato a Goldrake e al suo protagonista, Actarus.
Questa puntata approfondisce il tema dell’addio: la partenza del Principe di Fleed dalla Terra, il valore simbolico della sua scelta e l’impatto che questo finale ha avuto sulla generazione che è cresciuta insieme a lui.
Dopo anni di pace apparente, Actarus deve affrontare l’incubo che credeva di aver lasciato alle spalle: la guerra. Vega ritorna, e con lui riaffiorano i fantasmi del passato. È la puntata in cui l’uomo costretto a essere eroe capisce che non può fuggire da ciò che è, e che combattere — stavolta — non è più solo per sopravvivere, ma per difendere la sua nuova casa, la Terra e le persone che ama.
In questa puntata raccontiamo non il guerriero, ma l’uomo dietro Actarus. Parliamo delle persone che lo hanno accolto sulla Terra: Procton, che gli dà una casa; Mizar, che gli ricorda l’innocenza; Venusia, che lo cura; e Alcor, il fratello d’armi che non gli permette di arrendersi, nemmeno nei giorni più bui. È la storia di come un principe in esilio ritrova un senso alla vita attraverso gli affetti più semplici, quelli che salvano davvero.
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