Poi, quando Gallione era proconsole dell'Acaia, i Giudei, unanimi, insorsero contro Paolo, e lo condussero davanti al tribunale, dicendo: «Costui persuade la gente ad adorare Dio in modo contrario alla legge». Paolo stava per parlare, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche cattiva azione, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, come vuole la ragione. Ma se si tratta di questioni intorno a parole, a nomi, e alla vostra legge, vedetevela voi; io non voglio esser giudice di queste cose». E li fece uscire dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sostene, il capo della sinagoga, e lo picchiavano davanti al tribunale. E Gallione non si curava affatto di queste cose.
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(Atti 18:12-17 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
Sono molti i paesi del mondo in cui i cristiani sono considerati fuorilegge. In molte parti del nostro pianeta è persino vietato possedere una bibbia o condividere la propria fede con chi ancora non è cristiano.
Leggendo il libro degli Atti ci rendiamo conto del fatto che la vita per i cristiani non è stata facile fin dal principio, tuttavia dobbiamo anche riconoscere che la nascita di Gesù il Messia proprio nel periodo dell'impero romano è stata particolarmente favorevole per la diffusione dell'evangelo e dei testi del nuovo testamento. La lingua greca così diffusa, le strade che i Romani avevano costruito, l'ottimo sistema postale sono tutte cose che contribuirono all'espansione del messaggio cristiano in maniera molto rapida per l'epoca.
Dal punto di vista religioso giocò un ruolo fondamentale la tolleranza che i Romani avevano avuto nei confronti della religione Giudaica, la qual cosa aveva permesso il fiorire di sinagoghe in tutto l'impero.
Fin dal tempo di Giulio Cesare i Giudei avevano ottenuto di poter praticare la propria religione ed essere esentati dall'adorazione verso le divinità romane e dal culto imperiale. I cristiani, come emerge anche da questo testo, avevano inizialmente goduto di questi vantaggi, essendo considerati una setta interna al giudaismo
Dopo un anno e mezzo che Paolo si trovava a Corinto, i Giudei che lo contestavano avevano approfittato dell'insediamento del proconsole Gallione in Acaia per sollevare una questione legale nei confronti di Paolo e del suo messaggio.
Essi sostenevano che Paolo stesse persuadendo la gente ad adorare Dio in modo contrario alla legge. Paolo era pronto a difendersi ma non aveva neanche fatto in tempo ad aprire bocca perché la risposta di Gallione fu sufficiente a scagionarlo. La risposta di Gallione evidenzia che i Romani, in quella fase iniziale, non percepivano il Cristianesimo come una religione separata dall'Ebraismo, infatti egli non considerò i Cristiani fuorilegge ma considerò che fossero in qualche modo inclusi nell'accordo che Roma aveva in essere con i Giudei. Esaminando i fatti, Gallione non aveva trovato nulla che costituisse un reato secondo la legge romana e aveva considerato che la disputa fosse da considerare un dibattito all'interno della religione ebraica.
Non sappiamo perché molti se la presero con Sostene e lo picchiarono davanti al tribunale (Forse aveva preso posizione in favore di Paolo?) ma Gallione evidentemente considerò anche quell'evento come parte della discussione interna all'Ebraismo e non ritenne di dover intervenire.
Occorre notare che i Cristiani stessi fino a quel momento non avevano mai cercato una rottura con i Giudei e continuavano a considerare il loro credo come il naturale compimento della fede Ebraica, per cui era più che normale che Paolo si recasse sempre nelle sinagoghe quando arrivava in un nuova città.