Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo; e non è servito dalle mani dell'uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa. Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: "Poiché siamo anche sua discendenza". Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall'arte e dall'immaginazione umana. Dio dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo ch'egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni se ne beffavano; e altri dicevano: «Su questo ti ascolteremo un'altra volta». Così Paolo uscì di mezzo a loro. Ma alcuni si unirono a lui e credettero; tra i quali anche Dionisio l'areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro.
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(Atti 17:24-34 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
L'uomo ha sempre sentito il bisogno di dare delle spiegazioni alla propria esistenza su questa terra e al proprio rapporto con la natura che lo circonda. Nella loro ricerca gli uomini hanno dato le risposte più varie a questi quesiti e sono fiorite nella storia dell'umanità ogni genere di religioni e filosofie.
Al tempo dell'apostolo Paolo era frequente incontrare persone che avevano molti idoli, come accadeva ad Atene. Essendoci una pluralità di idoli, c'era anche una pluralità di templi, di luoghi in cui la divinità aveva, per così dire, la sua dimora, la sua base operativa.
Come abbiamo visto nell'ultima sezione analizzata, l'apostolo Paolo, con grande intelligenza, aveva approfittato della loro religiosità per cercare un punto a partire dal quale cominciare a presentare loro l'unico vero Dio, il Creatore dei cieli e della terra. Era quindi partito dall'altare "al dio sconosciuto", che egli aveva visto passeggiando per la città, e aveva detto agli Ateniesi che avrebbe presentato loro proprio quel Dio che non conoscevano!.
Paolo cominciò quindi a parlare del Signore, colui che ha creato ogni cosa e non assomiglia affatto agli déi inventati dall'uomo.
Gli ateniesi erano abituati agli déi dell'Olimpo che essi immaginavano molto simili agli uomini. Erano déi capricciosi e dispettosi che gli uomini dovevano ingraziarsi in qualche modo. Al contrario, il Dio creatore di ogni cosa non ha bisogno che l'uomo gli costruisca delle case o lo tenga buono con delle offerte. Anzi, è Lui che ha donato ogni cosa all'uomo e gli ha costruito una casa, infatti gli ha dato la vita e gli ha dato un pianeta in cui vivere. Inoltre, quel Dio di cui Paolo stava parlando non era una divinità locale confinabile in un tempio ma il Dio che governa tutte le nazioni e al quale tutti gli uomini devono rispondere.
Le parole di Paolo mettono in luce la superiorità del Dio di cui stava parlando rispetto agli idoli a cui i suoi interlocutori erano abituati. Infatti il Signore non abita in templi costruiti dalle mani dell'uomo perché tutto il creato, tutto l'universo, è sotto il suo controllo ed è, in un certo senso, il suo tempio,