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È l’estate dello scorso anno quando, all’EXIT Festival di Novi Sad, in Serbia, Gala sale sul palco e canta una Freed From Desire che rappresenta ben più di una hit degli anni Novanta.Nella città del festival, il primo novembre 2024, il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria ha dato il via alle proteste studentesche nel paese.E tra gli inni del movimento c’è proprio questa canzone.
Dopo mesi di manifestazioni che hanno segnato la storia recente del paese, il movimento studentesco è arrivato a creare una lista per le imminenti elezioni parlamentari anticipate.La canzone accompagna dunque una storia anche politica, e chi ha animato le piazze cerca altre strade per portare avanti le proprie richieste.
Nelle piazze dell’autunno in corso si incontrano tradizioni musicali e politiche diverse, intrecciate alla cultura digitale e ai riferimenti condivisi che dagli schermi approdano alla strada. Persone con storie differenti hanno bisogno di riconoscersi in una voce comune.
Jaka Strajnar, Elvis Šahbaz e MuzeFuze a Carcase, Toni Bruna a Verteneglio, Vruja a Momiano: come esplorare l'Istria in tre concerti.
Quando inizia a suonare tutto si ferma.Imbraccia la chitarra acustica, accenna i primi accordi limpidi e canta; è esile nel suo vestito a fiori, eppure la voce è adamantina. Canta vecchie canzoni che, spiegherà poco dopo, fino a qualche tempo fa era possibile ascoltare nelle osterie cittadine.Il lavatoio di via San Giacomo in Monte è stato inaugurato nel febbraio 1905 ed è l’ultimo rimasto a Trieste. Oggi è tenuto in vita dai volontari dell’associazione Amis e non ospita più le lavandere, bensì eventi culturali. Il programma annuncia una serata in dialetto con interventi musicali, ma non avrei mai immaginato di incontrare lei. Non appena Graziella Valeria Rota inizia a esibirsi, ammetto il mio errore di valutazione: non solo conduce l’evento, ne è l’anima.
Per raccontare davvero la crisi servono, insieme alle scienze, mezzi e linguaggi diversi, storie capaci di cambiare la prospettiva sul presente e, soprattutto, di innescare la capacità di immaginare il futuro.Ecco il terreno fertile dell’arte e della cultura, da film animati come Flow di Gints Zilbalodis a romanzi come Faune di Christiane Vadnais, che pungono là dove grafici e statistiche non arrivano, entrando in contatto diretto con le percezioni più profonde.
Intanto, c’è chi sta raccogliendo suoni prima che svaniscano per sempre, chi traduce ricerche scientifiche in spettacoli teatrali, chi usa il potere della musica e della parola per raccontare il cambiamento del pianeta.In particolare, c’è una voce che ascoltiamo poco, eppure tante artiste e tanti artisti hanno provato a interpretarla, ciascuno intraprendendo un viaggio diverso, accomunato da un unico, primordiale elemento: l’acqua.
La prima volta che ho incontrato il Coro della chiesa di San Spiridione, qui a Trieste, è stata tra le pagine di un libro. Anzi, come spesso accade, la sua importanza è emersa nei discorsi che prendono forma intorno a esse.Nel suo Sul mare brillavano vasti silenzi, Marija Mitrović racconta la città vista attraverso la letteratura serba, riportando alla luce alcune prose incantevoli nonché aneddoti sulla comunità serbo-ortodossa cittadina.È l’autrice stessa a sottolineare una particolarità dell’ensemble, facendomi notare che è, ricordo con le sue parole, «il primo nella chiesa serbo-ortodossa a essere diretto da una donna».
La prima volta che ho incontrato il Coro della chiesa di San Spiridione, qui a Trieste, è stata tra le pagine di un libro. Anzi, come spesso accade, la sua importanza è emersa nei discorsi che prendono forma intorno a esse.Nel suo Sul mare brillavano vasti silenzi, Marija Mitrović racconta la città vista attraverso la letteratura serba, riportando alla luce alcune prose incantevoli nonché aneddoti sulla comunità serbo-ortodossa cittadina.È l’autrice stessa a sottolineare una particolarità dell’ensemble, facendomi notare che è, ricordo con le sue parole, «il primo nella chiesa serbo-ortodossa a essere diretto da una donna».
La prima volta che ho incontrato il Coro della chiesa di San Spiridione, qui a Trieste, è stata tra le pagine di un libro. Anzi, come spesso accade, la sua importanza è emersa nei discorsi che prendono forma intorno a esse.Nel suo Sul mare brillavano vasti silenzi, Marija Mitrović racconta la città vista attraverso la letteratura serba, riportando alla luce alcune prose incantevoli nonché aneddoti sulla comunità serbo-ortodossa cittadina.È l’autrice stessa a sottolineare una particolarità dell’ensemble, facendomi notare che è, ricordo con le sue parole, «il primo nella chiesa serbo-ortodossa a essere diretto da una donna».
La prima volta che ho incontrato il Coro della chiesa di San Spiridione, qui a Trieste, è stata tra le pagine di un libro. Anzi, come spesso accade, la sua importanza è emersa nei discorsi che prendono forma intorno a esse.Nel suo Sul mare brillavano vasti silenzi, Marija Mitrović racconta la città vista attraverso la letteratura serba, riportando alla luce alcune prose incantevoli nonché aneddoti sulla comunità serbo-ortodossa cittadina.È l’autrice stessa a sottolineare una particolarità dell’ensemble, facendomi notare che è, ricordo con le sue parole, «il primo nella chiesa serbo-ortodossa a essere diretto da una donna».
C’è una musica che non assomiglia a niente di immediatamente riconoscibile: quando Emahoy Tsegué-Maryam Guèbrou si siede al pianoforte, ciò che crea va oltre l’etichetta di etio-jazz. I brani che compone e suona nascono talvolta nello spazio raccolto del monastero e non cercano mai un riconoscimento pubblico fine a sé stesso.Eppure, quando riaffiorano grazie alla serie Éthiopiques, nei primi anni Duemila, iniziano a muoversi nel mondo, come se avessero atteso il momento giusto per conquistare chiunque li ascolti.
Un camion dal carico particolare si muove seguito dalla folla: trasporta casse, amplificatori e un’intera band, un palco mobile che avanza per la città.Nel marzo del 1992, quando a Belgrado si parla di mobilitazione, tre delle più influenti band del panorama alternativo jugoslavo danno vita ai Rimtutituki, rispondendo alla guerra con il rock.
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