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In vista della sfida tra Roma e Cagliari, Jonathan Zebina torna a parlare del suo passato calcistico in un’intervista concessa a vocegiallorossa.it. Un racconto che attraversa momenti intensi e spesso controversi, vissuti tra la Sardegna e la Capitale, passando per uno dei trasferimenti più discussi della sua carriera. Il difensore francese, portato in Italia proprio dal club rossoblù, ha rappresentato un profilo emblematico di un calcio fatto di personalità forti e scelte non sempre comprese.
L’arrivo di Zebina alla Roma risale all’estate del 2000, quando il passaggio dal Cagliari al club giallorosso segnò una svolta importante nella sua carriera. I primi mesi nella Capitale furono tutt’altro che semplici, come lo stesso ex difensore ha ricordato. L’eliminazione dalla Coppa Italia scatenò una contestazione dura a Trigoria, con un clima che Zebina ha descritto come surreale e violento. Elicotteri, forze dell’ordine e tensione costante accompagnarono quei giorni, lasciando un segno profondo nel giocatore.
In quel contesto, Zebina non si è mai tirato indietro. “Non mi sono mai nascosto e ci ho sempre messo la faccia”, ha sottolineato, ricordando anche un episodio particolarmente spiacevole, quando fu colpito alla testa durante una contestazione. Un periodo segnato non solo dalla pressione ambientale, ma anche da una lunga serie di voci e pregiudizi sul suo stile di vita, che l’ex difensore ha sempre respinto con ironia e distacco.
Nonostante le difficoltà iniziali, Zebina è riuscito nel tempo a ritagliarsi uno spazio importante nella Roma, diventando parte di un ciclo significativo. Tuttavia, al termine della stagione 2003/04, la sua carriera ha preso una nuova direzione. Il trasferimento alla Juventus insieme a Fabio Capello rappresentò uno spartiacque, soprattutto nel rapporto con la tifoseria romanista. Da quel momento, Zebina venne etichettato come un “traditore”, un giudizio che l’ex calciatore ha sempre ritenuto ingiusto e contraddittorio.
Secondo Zebina, il cambiamento di percezione fu repentino e difficile da accettare. Prima criticato e considerato inadeguato, poi improvvisamente rivalutato, il difensore si è trovato al centro di una narrazione che non rispecchiava il suo reale contributo. Una dinamica che riflette spesso la volatilità del giudizio nel mondo del calcio, dove le valutazioni cambiano rapidamente in base alle scelte di carriera e ai risultati.
Oggi, lontano dai campi e dalle polemiche, Jonathan Zebina vive una fase completamente diversa della sua vita. La passione per l’arte occupa un posto centrale nel suo quotidiano, insieme a una ricerca consapevole della solitudine e della tranquillità. L’ex difensore ha raccontato di aver sempre amato vivere le esperienze culturali in modo riservato, lontano dalla folla, anche quando era un calciatore in attività.
Il rapporto con i social network è minimo, quasi inesistente. Zebina preferisce osservare, riflettere e coltivare interessi personali senza l’esposizione costante tipica dell’era digitale. Un approccio che lo ha reso, come spesso gli è stato detto, una figura “atipica” rispetto allo stereotipo del calciatore. Andare al cinema da solo o visitare una mostra in solitudine sono abitudini che ha sempre rivendicato come parte della sua identità.
The post Doppio ex, Zebina si racconta tra Roma e Cagliari appeared first on Calcio Casteddu.
By In vista della sfida tra Roma e Cagliari, Jonathan Zebina torna a parlare del suo passato calcistico in un’intervista concessa a vocegiallorossa.it. Un racconto che attraversa momenti intensi e spesso controversi, vissuti tra la Sardegna e la Capitale, passando per uno dei trasferimenti più discussi della sua carriera. Il difensore francese, portato in Italia proprio dal club rossoblù, ha rappresentato un profilo emblematico di un calcio fatto di personalità forti e scelte non sempre comprese.
L’arrivo di Zebina alla Roma risale all’estate del 2000, quando il passaggio dal Cagliari al club giallorosso segnò una svolta importante nella sua carriera. I primi mesi nella Capitale furono tutt’altro che semplici, come lo stesso ex difensore ha ricordato. L’eliminazione dalla Coppa Italia scatenò una contestazione dura a Trigoria, con un clima che Zebina ha descritto come surreale e violento. Elicotteri, forze dell’ordine e tensione costante accompagnarono quei giorni, lasciando un segno profondo nel giocatore.
In quel contesto, Zebina non si è mai tirato indietro. “Non mi sono mai nascosto e ci ho sempre messo la faccia”, ha sottolineato, ricordando anche un episodio particolarmente spiacevole, quando fu colpito alla testa durante una contestazione. Un periodo segnato non solo dalla pressione ambientale, ma anche da una lunga serie di voci e pregiudizi sul suo stile di vita, che l’ex difensore ha sempre respinto con ironia e distacco.
Nonostante le difficoltà iniziali, Zebina è riuscito nel tempo a ritagliarsi uno spazio importante nella Roma, diventando parte di un ciclo significativo. Tuttavia, al termine della stagione 2003/04, la sua carriera ha preso una nuova direzione. Il trasferimento alla Juventus insieme a Fabio Capello rappresentò uno spartiacque, soprattutto nel rapporto con la tifoseria romanista. Da quel momento, Zebina venne etichettato come un “traditore”, un giudizio che l’ex calciatore ha sempre ritenuto ingiusto e contraddittorio.
Secondo Zebina, il cambiamento di percezione fu repentino e difficile da accettare. Prima criticato e considerato inadeguato, poi improvvisamente rivalutato, il difensore si è trovato al centro di una narrazione che non rispecchiava il suo reale contributo. Una dinamica che riflette spesso la volatilità del giudizio nel mondo del calcio, dove le valutazioni cambiano rapidamente in base alle scelte di carriera e ai risultati.
Oggi, lontano dai campi e dalle polemiche, Jonathan Zebina vive una fase completamente diversa della sua vita. La passione per l’arte occupa un posto centrale nel suo quotidiano, insieme a una ricerca consapevole della solitudine e della tranquillità. L’ex difensore ha raccontato di aver sempre amato vivere le esperienze culturali in modo riservato, lontano dalla folla, anche quando era un calciatore in attività.
Il rapporto con i social network è minimo, quasi inesistente. Zebina preferisce osservare, riflettere e coltivare interessi personali senza l’esposizione costante tipica dell’era digitale. Un approccio che lo ha reso, come spesso gli è stato detto, una figura “atipica” rispetto allo stereotipo del calciatore. Andare al cinema da solo o visitare una mostra in solitudine sono abitudini che ha sempre rivendicato come parte della sua identità.
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