Gianluca Gaetano si racconta. Il centrocampista del Cagliari è stato ospite su Radiolina per fare il punto sul momento personale e su quello della squadra.
Un’occasione per raccontare il suo percorso, il cambio di ruolo che lo ha rilanciato e il forte legame con l’ambiente rossoblù.
Il nuovo ruolo: “Regista per scelta, non per caso”
Il giocatore chiarisce subito la sua identità tattica: oggi è un regista, ma per lui non è una novità. “È il mio ruolo del futuro e non mi muovo più da qui – spiega –. In passato ho già giocato davanti alla difesa, lo facevo a Cremona e anche a Napoli, nel 4-3-3”. La svolta è arrivata dopo mesi di riflessioni: “Ne parlavamo già dalla gara col Bologna, poi è successo in una partita importante ed è andata bene”.
Rispetto al passato da trequartista o seconda punta, il cambiamento è netto: “Lì facevo gol perché vedevo bene la porta, ma qui mi sento davvero dentro al gioco, tocco tanti palloni. Davanti, in mezzo al traffico, si prendono anche tante botte”.
Il gol alla Roma e la crescita della squadra
Indimenticabile la rete segnata contro i giallorossi: “Ho visto Ghilardi mancare l’intervento, ho pensato stop di petto e tiro. È venuta troppo bene. Quella partita meritavamo di vincerla, sarebbe stato un peccato lo 0-0”.
Il momento del Cagliari è positivo, ma Gaetano invita alla prudenza: “Stiamo facendo bene, però ogni partita è una trappola. Lunedì sarà una gara molto delicata”.
Da ‘bomber’ per caso al centro del gioco
I gol segnati con Ranieri avevano creato un equivoco: “Secondo me non era giusto chiamarmi bomber, quel ruolo non era il mio. Si è creata confusione”. Ora la sua funzione è più chiara: guidare la manovra e dare ordine.
Cagliari, una seconda casa
Il legame con la città è forte: “Sto benissimo qui, dal primo giorno. Sole, mare, tifosi straordinari. Sono voluto tornare perché sentivo quanto ci tenessero a me”.
Un ringraziamento speciale va ai compagni simbolo: “Deiola e Pavoletti mi hanno fatto capire cosa significa giocare per questa maglia e per quest’Isola”. Anche la famiglia si è ambientata: “Mia figlia parla in sardo, vuol dire che siamo davvero a casa”.
Le difficoltà iniziali e il rapporto con Pisacane
Il ritorno non è stato semplice: “C’era tanta pressione. Arrivi, dopo due giorni giochi titolare contro il Napoli e non sei al top. Il ritiro estivo fa la differenza”. Ora la condizione è diversa.
Decisivo il rapporto con l’allenatore: “Il dialogo conta tantissimo. Il mister è maniacale, prepara il piano gara nei minimi dettagli. Ha un futuro enorme davanti”.
La maglia 10 e il sogno azzurro
Il numero 10 è arrivato per volontà dello spogliatoio: “I compagni mi hanno detto che ero il più indicato”. E Zola? “L’ho incontrato quest’estate al mare”.
Sulla Nazionale resta un pizzico di rammarico: “Ero stato convocato, poi mi sono infortunato. Parlai con Spalletti, era un sogno. Dopo non è più arrivata una chiamata”.
Obiettivo Lecce e salvezza
Lo scontro diretto è già nella testa dei rossoblù: “Siamo carichi, la salvezza va presa e prima arriva meglio è”. E c’è anche un dato curioso: “Mio padre mi ha scritto che sono la bestia nera del Lecce, perché gli ho fatto tanti gol”.
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