di Maria PappiniA sette anni dalla morte di Jeffrey Epstein, la pubblicazione dei file del Dipartimento di Giustizia statunitense (Doj) hanno riattivato le inchieste sulla sua rete di relazioni. Seppur a scoppio ritardato, le indagini stanno coinvolgendo a macchia d’olio politici, finanzieri, aristocratici, tycoon, diplomatici e accademici. Con il presente dossier, concepito come un archivio pubblico in costante aggiornamento, ricostruiamo le connessioni emerse dai fascicoli ufficiali. Facendo una netta distinzione tra accuse formali e semplici menzioni, separiamo responsabilità giuridiche, etiche e politiche. Per tracciare lo stato reale dei procedimenti in corso.Due fronti giudiziari. Due continenti. Da una parte Ghislaine Maxwell, detenuta in un carcere federale americano, il volto irrigidito nei disegni d’aula che hanno sostituito le fotografie. Dall’altra Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex duca di York, entrato in custodia nel Regno Unito tra lampeggianti e silenzi ufficiali e rilasciato poche ore dopo, in attesa degli sviluppi dell’indagine.Sette anni dopo la morte di Jeffrey Epstein, la scena non si è chiusa. Si è sdoppiata. L’Atlantico non divide più la storia: la riflette. Una donna che ha condiviso il cuore operativo del sistema, un principe che ne ha attraversato i salotti. Due percorsi giudiziari diversi, un’unica ombra che continua ad allungarsi. Le porte che si chiudono non sono un epilogo. Sono un’inquadratura intermedia. Perché Ghislaine e Andrew non sono soli.È a partire da questa immagine speculare che Krisis riprende il filo dell’inchiesta iniziata nell’agosto 2025. In quella serie avevamo scelto di non limitarci alla cronaca giudiziaria, ma di analizzare la struttura relazionale che aveva permesso a Epstein, già condannato in Florida nel 2008, di restare inchiodato nei circuiti del potere globale. Avevamo seguito le connessioni, distinto tra responsabilità penali e responsabilità politiche, ricostruito contatti, viaggi, finanziamenti, silenzi.Oggi quella mappa non può restare ferma. L’inchiesta si sta allargando a macchia d’olio, attraversando governi, board aziendali, università, ambienti diplomatici. Nuovi arresti, nuove dimissioni, nuove indagini stanno ridefinendo il perimetro della vicenda. L’accelerazione è seguita alla pubblicazione e all’analisi sistematica dei fascicoli del Dipartimento di Giustizia statunitense (Doj), che hanno reso accessibile una mole di documenti e comunicazioni fino ad allora non pienamente esplorate.Per questo nasce questa pagina di Krisis: un dossier in continuo aggiornamento che tiene traccia dei nomi, dello stato dei procedimenti, delle incriminazioni e anche delle eventuali archiviazioni. Non una lista per alimentare il clamore, ma uno strumento di memoria e di chiarezza.Perché la storia non è finita. E perché Maxwell e Andrew non sono che l’inquadratura più visibile di un sistema più vasto. Quel sistema non è fatto soltanto di reati accertati. È fatto di frequentazioni mantenute dopo una condanna, di inviti accettati quando il nome era già compromesso, di finanziamenti transitati tra fondazioni e università, di consulenze opache, di silenzi istituzionali. È fatto di reputazioni che hanno continuato a proteggere altre reputazioni.Questa pagina non stabilisce colpe. Non sostituisce i tribunali. Registra. Verifica. Aggiorna. Distingue tra condanne definitive e indagini preliminari, tra dimissioni politiche e responsabilità penali, tra menzioni documentate e accuse formali. In un contesto in cui l’accumulo dei nomi rischia di trasformarsi in rumore, l’ordine è una forma di rigore.L’obiettivo è semplice: impedire che la dispersione dei fatti produca oblio. Ogni nuovo sviluppo verrà integrato, ogni archiviazione segnalata, ogni incriminazione contestualizzata. La trasparenza non è uno slogan, è un processo. Se l’inchiesta è diventata globale, anche la memoria deve esserlo. E finché l’ombra continuerà ad allungarsi oltre le due celle che oggi la rendono visibile, questa pagina resterà aperta.C’è un punto che va ribadito. Questa pagina non nasce dall’idea che ogni nome sia una colpa. Nasce dall’idea che ogni relazione documentata con un soggetto già condannato meriti di essere compresa nel suo contesto. La differenza tra frequentazione, favore, complicità, corresponsabilità o semplice contatto occasionale è una differenza sostanziale. È proprio per questo che va ricostruita con precisione, non dissolta nell’indistinto.Il caso Epstein ha mostrato quanto sia fragile il confine tra sfera privata e funzione pubblica, quando il potere si muove per reti informali. Non si tratta solo di capire chi abbia commesso un reato, ma di chi abbia continuato a legittimare, normalizzare, proteggere, ignorare. In molti casi la questione è giuridica. In altri è etica. In altri ancora è politica. Confondere questi piani significa tradire la complessità del fenomeno.Questo dossier tiene insieme i livelli senza sovrapporli. Ogni nome sarà accompagnato dallo stato reale del procedimento. Ogni aggiornamento sarà datato. Ogni rettifica sarà esplicitata. La memoria, per essere credibile, deve essere anche autocorrettiva.A sette anni dalla morte di Jeffrey Epstein, la domanda non è più soltanto «chi sapeva?». È anche «chi ha continuato?». E, soprattutto, «quale sistema ha reso possibile che un uomo già condannato per il più orrendo dei crimini restasse per anni al centro di reti di influenza globale?». I due fronti giudiziari che aprono questa pagina sono un simbolo. Non sono il finale. Sono il punto in cui l’inquadratura si allarga. E noi continueremo a seguirla.Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 InternazionaleMaria Pappini Nata nel 1987, ha una formazione interdisciplinare che unisce scienze politiche, storia ed economia. Dopo la laurea magistrale in Scienze del Governo presso l’Università di Torino e un master in Histoire des théories économiques et managériales conseguito a Lione, ha lavorato per oltre dieci anni nel settore bancario, maturando un’esperienza professionale continuativa in ambito finanziario e gestionale. Nel 2023 ha scelto di tornare alla ricerca storica iscrivendosi al corso di Scienze Storiche dell’Università Statale di Milano, concentrando i propri studi sui Balcani contemporanei, sui conflitti etnici e sui processi di costruzione della memoria. È autrice di una tesi magistrale dedicata al conflitto tra serbi e albanesi in Kosovo.Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua e-mail, iscriviti a Krisis su Substack
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Voci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea Pincin
Krisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.
Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta Burba
Codice ISSN: 3035-2797