Vent’anni fa il feroce pestaggio di polizia nei confronti di Paolo Scaroni, ex-allevatore di tori di Castenedolo, ultras del gruppo Brescia 1911 e frequentatore della Festa di Radio Onda d’Urto che il 24 settembre 2005, insieme ad un altro migliaio di ultras e tifosi bresciani, si trovava alla stazione FS di Verona Porta Nuova e dopo la partita di calcio Hellas Verona – Brescia rimane vittima delle ripetute violenze in divisa nei confronti dei tifosi bresciani.
Un pomeriggio caratterizzato da pestaggi e vere e proprie cacce all’uomo da parte dei poliziotti che provocarono 32 feriti tra i quali Paolo, ripetutamente colpito, una volta a terra, dai manganelli impugnati al contrario, per fare più male.
Nessuna condanna, nemmeno formale, è stata comminata a nessuno dei poliziotti che lo hanno massacrato di botte e spedito in coma per due mesi, oltre ad otto passati successivamente di ospedale. I segni di quel pestaggio ancora oggi sono ben presenti sul suo corpo, nel linguaggio e nel semplice camminare. “Bloccano il binario, non fanno partire il treno” è il motivo con il quale la Questura di Verona tenta inizialmente di giustificare la carica contro gli ultras e i tifosi bresciani, tra cui Paolo, bloccati in stazione di Verona. Sempre la Questura parlerà successivamente di “scontri con gli ultras veronesi”, in realtà nemmeno presenti in stazione, come loro stessi comunicheranno pubblicamente. Poi, addirittura, la storia strampalta del sasso scagliato dagli amici di Paolo, fatto trapelare ai media mainstream per giustificare quella mattanza.
Dopo i diversi tentativi di depistaggio e insabbiamento, 8 celerini del VII Reparto Mobile di Bologna – Luca Iodice, Antonio Tota, Massimo Coppola, Michele Granieri, Bartolomeo Nemolato, Ivano Pangione, Giuseppe Valente e Leonardo Barbierato – verranno imputati per lesioni gravissime, ma assolti dal tribunale di Verona per insufficienza di prove: senza numeri identificativi e con il volto coperto, impossibile identificare nel dettaglio i poliziotti presenti.
Impossibile identificarli anche perchè i filmati che hanno ripreso il pestaggio sono scomparsi: dalle riprese mancano infatti proprio i dieci minuti del massacro. Una storia d’impunità già scritta e sentenziata dalle aule di tribunale. Unico riconoscimento la responsabilità generica della polizia italiana, costretta a risarcire Paolo per quanto accaduto con 1,4 milioni di euro.
Da quel giorno iniziò una battaglia per chiedere verità e giustizia per Paolo Scaroni, lanciata dal gruppo ultras “Brescia 1911” del quale faceva parte, mentre nel corso degli anni Paolo è stato testimone della campagna di Amnesty International “Codici identificativi subito”, realizzando un video su quanto gli era accaduto (clicca qui) e partecipando nel 2022 alla consegna di 150mila firme al riguardo, avvenuta nelle mani dell’allora numero uno della Polizia, il prefetto Lamberto Giannini.
Abbiamo ricordato con Paolo quanto accaduto quel giorno e presentato anche le nuove iniziative nelle quali è impegnato in occasione di questo anniversario in una intervista all’interno della trasmissione Onda Ultras, in onda ogni giovedì alle 14.30 sulle frequenze di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
Poche ore dopo il pestaggio di Paolo avvenne un altro importante caso di violenza poliziesca: l’omicidio di Federico “Aldro” Aldrovandi.
Due storie, quelle avvenute tra Verona e Ferrara, legate non solo dalle violenze poliziesche, ma anche da una lunga serie di omissioni e depistaggi, messi in campo fin da subito da forze dell’ordine e istituzioni. Poche ore dopo, a Ferrara, i poliziotti della Questura estense racconteranno invece di essere stati aggrediti “a colpi di karate da un giovane invasato”. Quel giovane è Federico Aldrovandi, di 18 anni, poi morto “per un malore”, diranno nelle ore successive alcuni esponenti di polizia e istituzioni.