Nuova puntata su Radio Onda d’Urto di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi. Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’audio della trasmissione con il docente di geografia all’Università Statale di Milano: Antonio Violante.
Secondo alcune indiscrezioni, alla Farnesina, ciò che sarebbe successo il 28 di febbraio e nei giorni seguenti si percepiva già da un po’ di tempo: perché allora si è atteso fino all’ultimo per iniziare a mobilitare la complessa macchina organizzativa dei canali umanitari per consentire agli studenti palestinesi vincitori della borsa IUPALS di venire qui da noi, in Italia? Ora il tempo è scaduto e molte rotte aeree da e per il Medio Oriente sono al momento congelate mentre sul piano strettamente burocratico questi studenti rischiano di perdere anche il secondo semestre accademico, utile per poter sfruttare la propria borsa in una delle università che da tempo si erano offerte di accoglierli.
Nel silenzio e nell’indifferenza generale, ha fatto quindi scalpore l’appello, lanciato su più network, da Antonio Violante, docente di geografia all’Università Statale di Milano. Violante ha pubblicato alcuni video per denunciare la situazione di questi studenti e studentesse, oltre cento, destinatari delle borse del progetto IUPALS, promosso dalla CRUI e sostenuto dai ministeri degli Esteri e dell’Università. Gli studenti, dopo un percorso ad ostacoli burocratici, assurdi e a volte grotteschi, tanto da generare non poche polemiche, sono stati selezionati tra oltre 600 candidati che risultano virtualmente iscritti all’anno accademico 2025/2026: dovrebbero ricevere delle borse complete che includono alloggio, vitto, tasse universitarie, assistenza sanitaria, trasporti e anche un piccolo contributo economico.
Nonostante ciò, più di cento di loro restano bloccati a Gaza per l’interruzione dei corridoi che ne avrebbero consentito l’arrivo in Italia. Secondo la denuncia, l’ostacolo principale sarebbe proprio l’inerzia burocratica del governo italiano e non la mancanza di visti. Dopo la diffusione dei video, sono stati numerosissimi i cittadini che hanno espresso sostegno e solidarietà sui social.
Con l’occasione, oltre a parlare di scolasticidio a Gaza e in Cisgiordania, abbiamo affrontato, insieme al prof. Violante, diversi temi legati agli stereotipi che avvolgono una cultura e una popolazione tutt’altro che unitaria come quella persiana e abbiamo cercato soprattutto di capire a cosa può essere dovuta l’inerzia non solo dei rettori delle songole università ma anche della maggior parte dei docenti che non solo su questa questione ma da tempo e non solo dal 7 ottobre in poi, tacciano su ciò che accade in Palestina, sul genocidio, un termine che ancora in molti pronunciano a fatica: una situazione fatta di silenzi e di indifferenza, per non dire di connivenze probabilmente per scopi carrieristici-baronali, particolarmente odiosi, perché si registra proprio nei templi della cultura e del dibattito scientifico-accademico.
Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Ascolta o scarica