I “signori della guerra” fanno affari multimiliardari su guerre e genocidio in Palestina. A certificarlo i dati del nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri).
Come mostra il rapporto Sipri riferito al 2024, le vendite delle cento maggiori aziende di armi nel Mondo hanno raggiunto un fatturato di circa 679 milardi di dollari in un solo anno. Delle prime 6 posizioni, 5 sono occupate da aziende statunitensi che vanno dal settore dell’aerospazio alla cybersicurezza, dalle forniture militari all’aviazione. 334 miliardi di dollari di vendite, la metà del totale, solo per quanto riguarda le aziende di armi made in Usa.
Spicca, in 12esima posizione, l’azienda italiana a controllo pubblico Leonardo: per la società attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza arriva un aumento del 10% delle entrate derivanti dalla vendita delle armi, un utile di 13,8 miliardi per il 2024 e un +78% di ricavi derivanti dalle armi sul totale della produzione.
“Stiamo vedendo gli effetti delle politiche di riarmo globale che stanno ormai caratterizzando le scelte di tutto il mondo”, sottolinea Francesco Vignarca, della Rete Pace e Disarmo su Radio Onda d’Urto. “Stiamo parlando di dati che fanno riferimento del 2024, quindi precenti alla scelta della Nato di spingere gli alleati al 5% del Pil per difesa e armamenti, alla scelta della Commissione europea di far partire il RearmEU poi rinominato Readiness”.
Le aziende italiane nella classifica Sipri, cioè Leonardo e Fincantieri (quest’ultima in 53esima posizione), hanno beneficiato del contesto di riarmo globale che dalle guerre traggono il proprio profitto.
La somma dei proffitti armati di Leonardo e Fincantieri per il solo 2024 valgono quasi come tutta la Manovra economica del 2026 sul tavolo del Governo Meloni. 16,8 miliardi i profitti delle due aziende belliche italiane, 18 la Finanziaria.
La frase che tanto viene propagandata del Governo Meloni – “si vis pacem para bellum”, se vuoi la pace prepara la guerra – si scontra con quella che è la realtà speculativa messa nero su bianco dai dati Sipri: ad aumentare non è la sicurezza globale ma gli affari dei “signori della guerra”, fa sapere Vignarca.
Un ulteriore conferma è arrivata quando, a ottobre 2025, è stato raggiunto l’accordo di tregua a Gaza: quel giorno Leonardo ha perso ben il 10,7% del valore delle proprie azioni, accertando il coinvolgiemento dell’azienda italiana nel genocidio, nonostante il suo ad Cingolani continui tutt’oggi a negarlo.
L’intervista a Francesco Vignarca, della Rete Pace e Disarmo e autore di un articolo sul tema sulle pagine de Il Manifesto martedì 2 dicembre. Ascolta o scarica.