Il Corsivo

Elly Schlein, troppo sola al comando? | 10/06/2023 | Il Corsivo


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A cura di Ferruccio Bovio
A ormai tre mesi dalla sua elezione alla segreteria del PD, dobbiamo ancora francamente capire che cosa abbia davvero in testa Elly Schlein. Si direbbe che, almeno fino ad oggi, la nuova guida della maggiore forza politica di opposizione al Governo non abbia ancora trovato il coraggio o la chiarezza di idee per farci sapere quali siano realmente le sue posizioni in merito a tanti argomenti – dall’utero in affitto al sostegno militare all’Ucraina, per arrivare fino al termovalorizzatore di Roma – che rischiano di risultare particolarmente divisivi anche all’interno dello stesso Partito Democratico.
Forse, l’unico piano sul quale Schlein ha dato prova di saper agire con una certa determinazione è stato quello dei rapporti da intrattenere con gli esponenti del Partito a lei meno legati: valga per tutti il caso di Piero de Luca (figlio di Vincenzo, governatore della Campania) che è stato sollevato, da un giorno all’altro, dall’incarico di vice capogruppo del PD alla Camera, per essere sostituito da quel Paolo Ciani che non ha neanche la tessera del Partito e che, tra l’altro, si è ancora recentemente distinto per aver votato contro l’invio di armi all’Ucraina, in totale autonomia rispetto alla linea incerta (ma, comunque, ufficiale) della formazione politica che, adesso, sarà chiamato a rappresentare alla Camera. La scelta inaspettata (ed anche piuttosto arrogante) della Schlein è stata prevalentemente interpretata come una ritorsione nei confronti di alcune critiche che le erano state mosse dall’autorevole genitore del parlamentare ormai, evidentemente e suo malgrado, caduto in disgrazia. E’ un gesto politicamente maturo e sensato quello di colpire il figlio per far capire al padre che è giunta l’ora, anche per lui, di cambiare aria? Ha pensato la “donna sola al comando” a quali conseguenze elettorali andrebbe incontro se un indispettito Vincenzo de Luca, alle prossime consultazioni regionali campane, decidesse di portare in dote tutti i suoi voti al Renzi o al Calenda di turno? Con questo, non intendiamo certamente dire che non possa essere, talvolta, una cosa salutare il procedere allo svecchiamento dinanzi a determinate realtà ostinatamente cristallizzate, ma c’è, tuttavia, modo e modo...
L’impressione che abbiamo è quella che Elly Schlein stia sottovalutando l’utilità di ascoltare anche i membri di quella componente riformista che, a grandi linee, fa riferimento a Stefano Bonaccini e che, all’ultimo congresso, aveva pur sempre raccolto il 53% dei consensi contro il 35% andato, invece, alla neo segretaria, la quale deve, infatti, il posto che occupa esclusivamente al sorprendete ribaltone provocato dal voto espresso successivamente da elementi esterni al Partito.
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