Ventesimo episodio del Podcast di Ephèmera Firenze: Shanghai. La nuova era del profumo.
Oggi vi portiamo a Shanghai. Non la Shanghai delle fotografie, dei grattacieli che si riflettono nel vetro e nell’acciaio, ma una Shanghai invisibile, fatta di scie leggere, di gesti silenziosi, di profumi che non cercano di occupare lo spazio ma di abitarlo. È una città che sa di tè nero appena infuso, profondo e puro, di osmanto che in autunno profuma le strade con una dolcezza discreta e dorata, di legni chiari e di incenso che sale lentamente, come un respiro antico in una metropoli che corre. Qualcuno ha scritto che Shanghai sta dando un nuovo impulso profumato e lo sta facendo a salti sempre più alti. Partiamo da qui, da un salto, verso un nuovo spazio olfattivo in una città dove tutto accelera: l’economia, i sogni, i desideri, e sempre più spesso anche le nuvole di profumo che accompagnano chi esce di casa al mattino, come una seconda pelle invisibile.
In Cina il profumo è ancora un linguaggio giovane. Solo una piccola parte della popolazione lo utilizza in modo abituale, molto meno rispetto all’Europa o agli Stati Uniti, eppure il mercato cresce con una rapidità sorprendente. A spingerlo sono due forze potenti: una generazione vastissima di giovani, Gen Z e Millennial, cresciuti in un mondo fluido e iperconnesso, e una curiosità nuova verso tutto ciò che riguarda il benessere, l’identità personale, la bellezza come espressione interiore. L’età del primo profumo si è abbassata: si inizia poco sopra i quindici anni e il gesto di vaporizzarsi qualcosa addosso entra nella routine quotidiana con naturalezza, quasi fosse un’estensione del corpo. Prima sono state le grandi città, poi quelle di secondo e terzo livello, oggi l’onda si allarga lentamente ma in modo costante, raggiungendo nuove aree e nuovi pubblici. Cambia anche il modo di avvicinarsi alle fragranze. Non più l’idea occidentale di un solo profumo per tutta la vita, ma un approccio mobile, esplorativo. Flaconi mini, formati pensati per sperimentare, collezionare, alternare. Profumi da scegliere in base al momento, all’umore, alla stagione, persino all’ora del giorno. È una profumeria del movimento, che non chiede fedeltà assoluta ma curiosità. In un Paese in cui quasi tutto passa dallo schermo – social, piattaforme, live streaming – la profumeria vive in un universo digitale gigantesco eppure, proprio lì, emerge con forza un bisogno opposto: il bisogno del corpo. Il profumo non si guarda, non si scrolla, non si scarica.
Per questo nascono punti vendita esperienziali, pop-up immersivi, spazi temporanei che invitano a fermarsi, ad annusare, a sentire. Accanto al digitale tornano oggetti fisici: riviste cartacee create dai brand, materiali da toccare, racconti stampati che accompagnano l’incontro con la fragranza. In mezzo a tanta connessione, il naso chiede ancora presenza. Per capire davvero ciò che sta nascendo in Cina, però, i numeri non bastano. Bisogna ascoltare i suoi codici olfattivi. Prendiamo il tè. In Cina il tè si beve nero, puro, senza latte né zucchero. È un gusto profondo, asciutto, meditativo. In Europa, quando pensiamo al tè in profumeria, immaginiamo spesso un accordo luminoso, agrumato, segnato dal bergamotto. È sempre tè, ma non è la stessa immagine. Dietro la stessa parola si nascondono paesaggi sensoriali diversi. Lo stesso accade con l’osmanto. In Occidente lo amiamo per le sue sfumature cuoiate e ambrate, mentre in Cina è il fiore simbolo dell’autunno, capace di profumare l’aria con una freschezza fruttata che ricorda l’albicocca matura. In profumeria questo cambia tutto: non un fiore denso e vellutato, ma una luce chiara, sospesa. In generale, il pubblico cinese non cerca scie urlate. Preferisce fragranze armoniose, intime, costruite sull’equilibrio tra freschezza, legni e note fruttate. Profumi che si percepiscono da vicino, che accompagnano senza imporsi, ma che restano sulla pelle più a lungo di quanto ci si aspetterebbe. Su questo sfondo nasce un fenomeno spesso definito nazionalismo del profumo. Non è chiusura né rifiuto dell’altro, ma un ritorno alle proprie radici. Marchi indipendenti e case creative cinesi stanno traducendo la memoria culturale in forma olfattiva, raccontando templi immersi nell’incenso, spiritualità fatta di pietra, fumo e cera, utilizzando legni, resine, rose e oud. Il bambù diventa simbolo centrale: non cresce mai da solo, ma in gruppi, e diventa metafora di legame e prosperità condivisa.
Nascono collezioni pensate come momenti di contemplazione, profumi che non descrivono ma suggeriscono, che non spiegano ma aprono spazi interiori. Accanto a questo si afferma il Guo Chao, il China chic, l’orgoglio di indossare qualcosa che parla la propria lingua. Nei profumi emergono tendenze gender neutral, una forte attenzione al rapporto tra fragranza, natura e benessere, e un ruolo centrale delle giovani donne urbane, istruite, autonome, che scelgono il profumo come estensione della propria identità. Per loro il flacone non è solo un contenitore ma un oggetto da esporre, una dichiarazione estetica. Leggono le liste degli ingredienti, osservano la coerenza dei brand, scelgono fragranze delicate ma espressive. Il profumo diventa memoria ed emozione, ma anche una forma di autoaffermazione silenziosa. Dall’Europa potremmo essere tentati di ridurre tutto questo a una questione di numeri, a un grande mercato in crescita, ma sarebbe una lettura superficiale. La profumeria cinese mostra come il profumo possa diventare un linguaggio culturale. Quando un marchio racconta un tempio, una festa, una stagione, un ingrediente della medicina tradizionale, sta dicendo: questo è il mio modo di sentire il mondo, vuoi annusarlo? E il flusso non è più a senso unico. Da Shanghai, Guangzhou, Chengdu arrivano profumi che nascono già con uno sguardo internazionale, pronti a entrare nelle nostre case e nei nostri ricordi. In un mondo che viaggia su schermi e reti, i profumi restano una forma particolare di conoscenza: richiedono presenza, respiro, tempo. Non possiamo scaricare l’odore di un tè nero puro né la freschezza di un osmanto autunnale né l’incenso che sale da un altare lungo il fiume. Possiamo solo incontrarli. E forse, prima ancora dei numeri, è questo ciò che conta davvero: attraverso i profumi impariamo a sentire il mondo di un altro. Una fragranza cinese può diventare, per chi la indossa a Firenze o a Parigi, una piccola porta su una stagione mai vissuta. Un accordo di tè, loto, legni e incenso può portarci per un istante in una strada che non conosciamo, suggerirci un altro ritmo, un’altra idea di bellezza. La prossima volta che sentirete un tè scuro, un fiore sconosciuto, un legno incensato, chiedetevi da quale città viene questo odore, quale storia è stata distillata in questo flacone prima di arrivare fino a voi.
Perché l’invisibile addosso è anche questo: portare con sé, in forma di profumo, un frammento di mondo che non abbiamo ancora incontrato con gli occhi, ma che ha già trovato la strada del nostro naso. E se desiderate vivere il profumo come esperienza, come racconto, come incontro tra culture, vi aspettiamo nel nostro laboratorio olfattivo di Ephèmera a Firenze, dove il profumo del mondo trova il suo respiro.
Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione è più di un profumo: è una storia che vive nel più potente dei sensi.
VOICE: @fjd.prod