L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto

Ep. 21_Patchouli. Anima della terra


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Ventunesimo episodio del Podcast di Ephèmera Firenze: Patchouli, l'anima della terra.

Oggi scendiamo sotto la superficie per incontrare una materia che non seduce con i fiori né conquista con la freschezza, ma parla con la voce bassa della terra: il patchouly. Si ricava dalla Pogostemon cablin, pianta tropicale della famiglia delle Lamiaceae originaria dell’India e del Sud-Est asiatico, robusta e arbustiva, con foglie che, una volta essiccate e fermentate, liberano un profilo olfattivo profondo e stratificato. Il suo odore non è floreale né fruttato, ma terroso, legnoso, leggermente camforato, con sfumature umide e quasi fungine, spesso descritto come la terra dopo una pioggia tropicale o come un legno antico che ha assorbito tempo e silenzio.

L’essenza si ottiene per distillazione in corrente di vapore delle foglie essiccate e fermentate, un processo complesso in cui contano la durata della fermentazione, il metodo di essiccazione, la qualità della distillazione e persino la maturazione dell’olio, che può migliorare con gli anni come accade ai vini ben custoditi. La sua identità è affidata soprattutto al patchoulolo, un sesquiterpene alcolico che rappresenta una quota importante dell’olio essenziale, affiancato da molecole come norpatchoulenone e guaioli che ne scolpiscono le sfaccettature boisé e aromatiche. Arrivato in Europa attraverso il commercio delle sete e dei tessuti dall’India, nel XIX secolo divenne sinonimo di lusso orientale perché le stoffe venivano profumate con foglie di patchouly per proteggerle dalle tarme; più tardi, negli anni Sessanta e Settanta, fu riappropriato dalla cultura hippie come segno di ribellione olfattiva, lontano dalle formule civettuole del decennio precedente e vicino a una ricerca di natura e spiritualità. È una materia viva, dotata di una persistenza straordinaria sulla pelle, capace di durare giorni e di mutare registro a seconda delle dosi e degli accostamenti, diventando legnosa, gourmand, incensata oppure sensuale e animale, senza mai ridursi a semplice sfondo. Oggi la profumeria lo utilizza in versioni naturali a diverse concentrazioni, in frazionamenti che ne levigano i toni più terrosi e in ricostruzioni molecolari che ne evocano la profondità con maggiore pulizia, rendendolo una firma silenziosa di molte composizioni contemporanee. Non canta e non esplode, sussurra; non fiorisce, resta nel buio come una radice che trova voce, evocando piogge monsoniche, stanze chiuse da anni, cortecce che conservano memoria e una sensualità che non si mostra ma rimane sospesa.

È un profumo che entra in dialogo con chi porta dentro una domanda, un compagno di pelle più che un ornamento, capace di restare come un pensiero notturno. In questo viaggio incontriamo interpretazioni emblematiche come Coromandel (Les Exclusifs) di Chanel, dove il patchouly è velluto dorato incorniciato da incenso e benzoino, Patchouli 24 di Le Labo, affumicato e cuoiato, quasi bruciato, Tempo di Diptyque, verde e arioso, Patchouli (1970) di Reminiscence, denso e generazionale, e Hindu Grass di Nasomatto, erbaceo e meditativo, corporeo e misterioso. Il patchouly non è mai scomparso, si è trasformato, passando da formule orientali opulente a strutture più leggere, chypre moderni e persino composizioni quotidiane in cui non si impone ma sostiene, restando una vibrazione di terra sotto i piedi.

Nella profumeria di oggi è un ponte tra sensorialità e memoria, capace di evocare territorialità, intimità e mistero, e di dialogare con linguaggi nuovi senza perdere la propria gravità. Indossarlo è come camminare scalzi su un terreno umido, riconnettersi e ricordare che siamo fatti anche di radici, di buio e di passaggi sotterranei, ed è per questo che tanti creatori lo rimettono al centro come gesto lento e intenzionale. Se vuoi ascoltare questo racconto con il naso e attraversare il patchouly nelle sue forme più profonde e levigate, ti aspettiamo nel laboratorio olfattivo di Ephèmera Firenze, dove la terra profuma e le parole si fanno invisibili.


Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione è più di un profumo: è una storia che vive nel più potente dei sensi.


VOICE: @fjd.prod
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L’Invisibile Addosso: Profumo e OlfattoBy Ephèmera Firenze