In questa puntata raccontiamo la storia di Vladimir Yarotskij, l’artista russo morto in una colonia penale dopo essere stato condannato per una vignetta satirica contro Vladimir Putin. Dalla sua vicenda emerge il funzionamento del sistema repressivo costruito dal Cremlino ampliato dopo l’invasione dell’Ucraina: leggi contro le “fake news”, criminalizzazione della satira, controllo della memoria storica, persecuzione di artisti, storici e dissidenti. Un viaggio dentro la Russia contemporanea e dentro le contraddizioni italiane che emergono mentre, nonostante la repressione, si riapre il padiglione russo alla Biennale di Venezia.