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Nel primo episodio di ALTER, Altre lingue tradotte e raccontate, esploriamo insieme il significato di ‘cultura’, con un focus particolare sulla cultura russa e sul suo ruolo nel mondo contemporaneo. Con la partecipazione straordinaria del Lotman-bot. In sottofondo gli arrangiamenti dei seguenti brani: Promenade di Modest Mussorgskij, Clair de Lune da Suite Bergamasque di Claude Debussy, Gymnopédie no. 1 di Erik Satie.
Che cos’è la cultura? Un concetto semplice o complesso? Un insieme di valori condivisi o un campo di battaglia di idee contrastanti?
La cultura russa è un universo ricco e complesso, fatto di dialoghi, contrasti e continue evoluzioni. Non è un monolite, un’entità statica e uniforme. Al contrario, è uno spazio di dibattito, di lotta tra idee diverse, proprio come i romanzi di Dostoevskij, dove le voci dei personaggi si intrecciano e si confrontano.
Ma cosa significa ‘cultura’? La scuola semiotica di Tartu, con Jurij Lotman e Boris Uspenskij, ha approfondito questo concetto, definendo la cultura come ‘memoria non ereditaria della collettività’. In altre parole, la cultura è ciò che viene trasmesso di generazione in generazione, non attraverso i geni, ma attraverso l’educazione, le tradizioni, i simboli.
Lotman e Uspenskij ci dicono che ogni cultura genera un modello culturale suo proprio, una sorta di “impronta digitale” che la distingue dalle altre. E che la cultura non è universale, ma è una “regione ben definita”, un’area delimitata sullo sfondo della “non cultura”.
Ma cos’è la “non cultura”? È tutto ciò che è naturale, spontaneo, non strutturato. Mentre la cultura, al contrario, è ciò che è fatto, costruito, artificiale. È un sistema di segni che ci permettono di dare un senso al mondo e di comunicare con gli altri.
E la cultura russa? Come si colloca in questo quadro? È una cultura millenaria, con una storia ricca di eventi, figure e opere che hanno influenzato il mondo intero. Ma è anche una cultura che ha subito trasformazioni profonde nel corso dei secoli, soprattutto durante il periodo sovietico e post-sovietico.
Oggi, di fronte al conflitto in Ucraina, è fondamentale capire che la cultura russa non è monolitica, non è responsabile delle azioni del governo. Anzi, al suo interno convivono voci diverse, alcune favorevoli, altre contrarie alla guerra. Non dobbiamo cadere nell’errore di identificare la cultura russa con il regime politico attuale. Ridurre la cultura russa a un’unica entità colpevole è un errore, una generalizzazione pericolosa.
Come dicevano Lotman e Uspenskij, “non è ammissibile l'esistenza di una lingua che non sia immersa in un contesto culturale, né di una cultura che non abbia al proprio centro una struttura del tipo di quella di una lingua naturale”. Lingua e cultura sono strettamente legate, si influenzano a vicenda.
E la cultura russa, in particolare, è profondamente orientata al passato. I testi più longevi, quelli che sono stati tramandati di generazione in generazione, sono considerati i più autorevoli, quelli che detengono il maggior valore culturale. Ma la cultura è anche un processo dinamico, in continua evoluzione, che va verso il futuro. Si arricchisce attraverso l’accumulo di nuove conoscenze, attraverso la reinterpretazione del passato, ma anche attraverso la dimenticanza di ciò che non è più rilevante.
Lotman e Uspenskij individuano tre modalità attraverso cui la cultura si dà un contenuto: l’accrescimento quantitativo delle conoscenze, la suddivisione della sua struttura in nuove “caselle” e la dimenticanza di ciò che non è più rilevante.
La cultura è un processo dinamico, in continua evoluzione, che ci invita a interrogarci sul nostro passato e sul nostro futuro. Ma è possibile parlare di ‘colpevolezza di una cultura’? E poi: la cultura può essere uno strumento di resistenza e di dialogo in tempi di guerra?
Ci torneremo nel prossimo episodio.
Grazie dell’attenzione. Ad majora.
By Alessandro CifarielloNel primo episodio di ALTER, Altre lingue tradotte e raccontate, esploriamo insieme il significato di ‘cultura’, con un focus particolare sulla cultura russa e sul suo ruolo nel mondo contemporaneo. Con la partecipazione straordinaria del Lotman-bot. In sottofondo gli arrangiamenti dei seguenti brani: Promenade di Modest Mussorgskij, Clair de Lune da Suite Bergamasque di Claude Debussy, Gymnopédie no. 1 di Erik Satie.
Che cos’è la cultura? Un concetto semplice o complesso? Un insieme di valori condivisi o un campo di battaglia di idee contrastanti?
La cultura russa è un universo ricco e complesso, fatto di dialoghi, contrasti e continue evoluzioni. Non è un monolite, un’entità statica e uniforme. Al contrario, è uno spazio di dibattito, di lotta tra idee diverse, proprio come i romanzi di Dostoevskij, dove le voci dei personaggi si intrecciano e si confrontano.
Ma cosa significa ‘cultura’? La scuola semiotica di Tartu, con Jurij Lotman e Boris Uspenskij, ha approfondito questo concetto, definendo la cultura come ‘memoria non ereditaria della collettività’. In altre parole, la cultura è ciò che viene trasmesso di generazione in generazione, non attraverso i geni, ma attraverso l’educazione, le tradizioni, i simboli.
Lotman e Uspenskij ci dicono che ogni cultura genera un modello culturale suo proprio, una sorta di “impronta digitale” che la distingue dalle altre. E che la cultura non è universale, ma è una “regione ben definita”, un’area delimitata sullo sfondo della “non cultura”.
Ma cos’è la “non cultura”? È tutto ciò che è naturale, spontaneo, non strutturato. Mentre la cultura, al contrario, è ciò che è fatto, costruito, artificiale. È un sistema di segni che ci permettono di dare un senso al mondo e di comunicare con gli altri.
E la cultura russa? Come si colloca in questo quadro? È una cultura millenaria, con una storia ricca di eventi, figure e opere che hanno influenzato il mondo intero. Ma è anche una cultura che ha subito trasformazioni profonde nel corso dei secoli, soprattutto durante il periodo sovietico e post-sovietico.
Oggi, di fronte al conflitto in Ucraina, è fondamentale capire che la cultura russa non è monolitica, non è responsabile delle azioni del governo. Anzi, al suo interno convivono voci diverse, alcune favorevoli, altre contrarie alla guerra. Non dobbiamo cadere nell’errore di identificare la cultura russa con il regime politico attuale. Ridurre la cultura russa a un’unica entità colpevole è un errore, una generalizzazione pericolosa.
Come dicevano Lotman e Uspenskij, “non è ammissibile l'esistenza di una lingua che non sia immersa in un contesto culturale, né di una cultura che non abbia al proprio centro una struttura del tipo di quella di una lingua naturale”. Lingua e cultura sono strettamente legate, si influenzano a vicenda.
E la cultura russa, in particolare, è profondamente orientata al passato. I testi più longevi, quelli che sono stati tramandati di generazione in generazione, sono considerati i più autorevoli, quelli che detengono il maggior valore culturale. Ma la cultura è anche un processo dinamico, in continua evoluzione, che va verso il futuro. Si arricchisce attraverso l’accumulo di nuove conoscenze, attraverso la reinterpretazione del passato, ma anche attraverso la dimenticanza di ciò che non è più rilevante.
Lotman e Uspenskij individuano tre modalità attraverso cui la cultura si dà un contenuto: l’accrescimento quantitativo delle conoscenze, la suddivisione della sua struttura in nuove “caselle” e la dimenticanza di ciò che non è più rilevante.
La cultura è un processo dinamico, in continua evoluzione, che ci invita a interrogarci sul nostro passato e sul nostro futuro. Ma è possibile parlare di ‘colpevolezza di una cultura’? E poi: la cultura può essere uno strumento di resistenza e di dialogo in tempi di guerra?
Ci torneremo nel prossimo episodio.
Grazie dell’attenzione. Ad majora.