ALTER Altre Lingue Tradotte e Raccontate

Episodio 3: Cultura e potere: un binomio inscindibile?


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Nel terzo episodio di ALTER, Altre lingue tradotte e raccontate, cerchiamo di capire come la cultura si intreccia con il potere, come viene usata per legittimare, contestare o sovvertire le gerarchie sociali e politiche. Con la partecipazione straordinaria del Lotman-bot. In sottofondo gli arrangiamenti dei seguenti brani: Promenade di Modest Mussorgskij, Clair de Lune da Suite Bergamasque di Claude Debussy, sempre di Debussy Pagodes tratto da Estampes, Gymnopédie no. 1 di Erik Satie (in differenti arrangiamenti).

Il potere può non accontentarsi di esercitare il controllo fisico ed economico; in quel caso, cerca di legittimare il proprio dominio, di convincere le persone che il proprio potere, oltre che legittimo, è giusto, naturale, inevitabile. E la cultura è uno strumento potentissimo con cui è possibile raggiungere questo obiettivo.

Attraverso la cultura, il potere costruisce la propria immagine, diffonde i propri valori, plasma le mentalitàdei cittadini. Pensiamo a monumenti, opere d'arte, cerimonie pubbliche, tutti strumenti che servono a celebrare il potere, renderlo visibile, imprimerlo nella memoria collettiva.

Ma la cultura non è solo uno strumento di propaganda. Può essere anche l’antidoto alla propaganda, un'arma di contestazione, un modo per mettere in discussione il potere, denunciarne gli abusi, immaginare alternative. Pensiamo alla letteratura, al teatro, alla musica: forme di resistenza, di espressione di voci dissidenti, di creazione di spazi di libertà.

La storia della Russia è una storia di lotte per il potere, scontri tra diverse visioni del mondo, tentativi di controllo e di sovversione. E la cultura russa riflette questa eterna tensione tra potere e libertà. Il potere in Russia ha sempre cercato di usare la cultura per i propri fini. Ma la cultura russa haanche saputo resistere, creare spazi di autonomia, dar voce a chi non aveva voce. Penso ad Aleksandr Puškin, checon la sua poesia ha sfidato la censura zarista. Fedor Dostoevskij, che nei suoi romanzi ha esplorato le contraddizioni della società russa. Aleksandr Solženicyn, che con il suo Arcipelago Gulag ha denunciato i crimini del regime sovietico. Figure più recenti: Jurij Ševčuk, il leader del gruppo rock DDT, che con le sue canzoni continua a criticare il potere e a difendere la libertà di espressione. Boris Akunin e Dmitrij Bykov, inseriti nella lista degli “agenti stranieri” per le loro posizioni critiche nei confronti del governo. Si pensi all’ultimo lavoro di Boris Akunin, in uscita in italiano con il titolo L’avvocato del diavolo per Mondadori, che non può essere pubblicato in Russia perché metterebbe a rischionon solo lo scrittore, ma anche la stessa casa editrice.

Viktor Šklovskij scriveva che “l’arte è sempre stata indipendente dalla vita, e nel suo colore non si riflette mai il colore della bandiera che sventola sulla fortezza dellacittà". Puškin declamava versi in cui il poeta, anche se non capito dai popoli greggi, rimane un “solitario seminatore di libertà” che getta tra questi “un seme vivificatore”.

Questi esempi ci mostrano, con i “semi vivificatori” della loro arte, come la cultura russa sia un campo di battaglia, un luogo in cui potere e libertà si scontrano, si influenzano, si trasformano a vicenda.

Abbiamo visto come la cultura sia legata al potere, possa essere usata per legittimare, contestare o sovvertire le gerarchie sociali e politiche. Abbiamo esplorato il caso specifico della cultura russa, con la sua storia complessa e contraddittoria.

Nel prossimo episodio parleremo di un tema di grande attualità: il rapporto tra cultura e informazione, con unfocus particolare sulla “guerra dei libri” che sembra accompagnare il conflitto russo-ucraino.

Spero che questo podcast possa contribuire a riflettere su questi temi, stimolare il dibattito, promuovere una visione critica e consapevole della cultura.

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ALTER Altre Lingue Tradotte e RaccontateBy Alessandro Cifariello