A partire dal 2000, Beck aggiunge le Faces of the world al suo già vasto repertorio figurativo, approfondendo e intensificando gli aspetti più cupi dei suoi soggetti, volti inquietanti e sfigurati, crudeli e sofferenti, talvolta con tratti estremi, che rappresentano l’insanabile frattura dell’animo umano, causata dagli avvenimenti del XX secolo, una frattura che Herbert Beck percepisce, prima di tutto, in sé stesso e che lo porterà a dedicarsi ai volti del mondo fino alla morte.