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Cosa significa avere una visione e portarla avanti in un settore affollato e in un territorio complesso?
Nel sesto episodio di Eroi di Impresa incontriamo Roberto Marti, fondatore e amministratore di Isopharma Cosmetics, presidente di Piccola Industria Confindustria Puglia e vicepresidente nazionale. Ha costruito un'azienda gioiello nella cosmetica professionale, un settore in cui dominano le grandi industrie dai numeri pazzeschi.
Roberto è stato anche il primo cliente di Braind, nel luglio 2001, quando la sua azienda era appena nata: per questo l'episodio ha un valore speciale nell'anno in cui l'agenzia festeggia i suoi 25 anni.
Con Tommaso D'Antico e Anna Maria Russo ripercorriamo la storia di Isopharma e ci chiediamo quanto conti la chiarezza di intenti, e cosa vada preservato di una visione e cosa invece fatto evolvere. Parliamo di una scelta controcorrente, quella di anteporre la crescita delle estetiste e la consapevolezza della consumatrice ai ricavi facili, e di cosa significhi mettere la persona al centro in un'azienda che lavora su bellezza, benessere e percezione di sé.
Eroi di Impresa è il podcast di Braind. Segui il canale per non perdere i prossimi episodi.
Nella prima parte di Eroi di Impresa con Marco Cataldo abbiamo parlato di innovazione come stato mentale e atteggiamento culturale, prima ancora che come tecnologia.
In questa seconda parte entriamo negli esempi concreti: innovazione d’impresa, ma anche sociale e culturale. Parliamo di inclusione, politiche giovanili, diritto allo studio e intelligenza artificiale, fino ad arrivare a un tema decisivo per il nostro Paese: la sinergia tra mondo accademico e imprese.
Perché università, ricerca e aziende continuano a dialogare troppo poco? E cosa perdiamo quando questa relazione non riesce a trasformare conoscenza, idee e competenze in opportunità reali?
Nel quinto episodio di Eroi di Impresa incontriamo Marco Cataldo, imprenditore, operatore sociale e culturale, ricercatore universitario e studioso dei processi di innovazione.
Nella prima parte della conversazione partiamo da una parola usata spesso e capita poco: innovazione. Non coincide soltanto con una nuova tecnologia. Riguarda anche processi, prodotti, servizi e il modo in cui un’impresa legge i bisogni delle persone e del proprio territorio.
Con Marco guardiamo allo stato delle aziende pugliesi, tra potenzialità ancora inespresse e la necessità di trasformare le idee in cambiamento concreto. E parliamo di una scelta precisa: restare al Sud, fare impresa qui e raggiungere comunque i mercati europei e internazionali.
Perché innovare non significa inseguire ogni novità, ma costruire le condizioni perché una possibilità diventi realtà.
Nella terza parte del 4° episodio di Eroi di Impresa, si chiude il percorso con Maurilio Brini, dedicato questa volta al confronto tra il mondo analogico e quello digitale.
Dall'arrivo di internet ai social, fino all'intelligenza artificiale, i mezzi della comunicazione sono cambiati radicalmente: cambia il linguaggio, cambiano i formati, pensiamo al peso che oggi hanno i reel, cambia perfino il modo di scrivere e di raccontare per immagini.
Ma cosa resiste a ogni cambio di tecnologia? Con Maurilio ragioniamo su cosa del "vecchio" mestiere della comunicazione resta insostituibile: la capacità di ascoltare, di fare analisi vera, di costruire connessioni autentiche tra persone. Perché, come dice lui, "le persone entrano in risonanza con le persone", non con gli strumenti.
Una riflessione su come innovare senza perdere ciò che rende un brand davvero memorabile, ossia la comunicazione e la centralità dell'umano.
Nella terza parte del 4° episodio di Eroi di Impresa, si chiude il percorso con Maurilio Brini, dedicato questa volta al confronto tra il mondo analogico e quello digitale.
Dall'arrivo di internet ai social, fino all'intelligenza artificiale, i mezzi della comunicazione sono cambiati radicalmente: cambia il linguaggio, cambiano i formati, pensiamo al peso che oggi hanno i reel, cambia perfino il modo di scrivere e di raccontare per immagini.
Ma cosa resiste a ogni cambio di tecnologia? Con Maurilio ragioniamo su cosa del "vecchio" mestiere della comunicazione resta insostituibile: la capacità di ascoltare, di fare analisi vera, di costruire connessioni autentiche tra persone. Perché, come dice lui, "le persone entrano in risonanza con le persone", non con gli strumenti.
Una riflessione su come innovare senza perdere ciò che rende un brand davvero memorabile, ossia la comunicazione e la centralità dell'umano.
Nella terza parte del 4° episodio di Eroi di Impresa, si chiude il percorso con Maurilio Brini, dedicato questa volta al confronto tra il mondo analogico e quello digitale.
Dall'arrivo di internet ai social, fino all'intelligenza artificiale, i mezzi della comunicazione sono cambiati radicalmente: cambia il linguaggio, cambiano i formati, pensiamo al peso che oggi hanno i reel, cambia perfino il modo di scrivere e di raccontare per immagini.
Ma cosa resiste a ogni cambio di tecnologia? Con Maurilio ragioniamo su cosa del "vecchio" mestiere della comunicazione resta insostituibile: la capacità di ascoltare, di fare analisi vera, di costruire connessioni autentiche tra persone. Perché, come dice lui, "le persone entrano in risonanza con le persone", non con gli strumenti.
Una riflessione su come innovare senza perdere ciò che rende un brand davvero efficace, ossia la comunicazione e la centralità dell'umano.
Nel quinto episodio di Eroi di Impresa continua la conversazione con Maurilio Brini, questa volta dedicata al posizionamento.
Si parte da un tema molto concreto: la corsa alla performance, ai numeri, al breve periodo. Ma quando il brand è debole, quei numeri costano sempre di più.
Con Maurilio ragioniamo su quanto un posizionamento forte incida sul costo reale della comunicazione, e su un'idea che sembra un paradosso: spendere meglio, spesso, conta più che spendere di più.
Si arriva così al nodo vero, quello che tante aziende scoprono quando è tardi: il problema non è mai solo la comunicazione. È saper riconoscere, prima ancora di comunicare, la propria unicità.
Maurilio racconta come nasce questo lavoro di scavo, fatto di domande dirette al cliente, citando due tra gli spot più iconici della pubblicità italiana firmati da lui: Cornetto Algida e Urrà Saiwa.
Nel quarto episodio di Eroi di Impresa incontriamo Maurilio Brini, creativo e professionista della comunicazione che negli anni ha contribuito a costruire brand, testimonial e immaginari collettivi.
Questa prima parte della conversazione è dedicata a uno dei temi più delicati della comunicazione contemporanea: il rapporto tra brand, testimonial e influencer.
Partendo da casi concreti, dalla nascita di icone come Megan Gale fino alle dinamiche attuali dei creator, analizziamo cosa rende davvero efficace un volto associato a un brand e, al contrario, quando rischia di oscurarlo o di non generare valore.
In un contesto dominato dalla sovraesposizione e dalla ricerca costante di visibilità, emerge una domanda centrale: come si costruisce identità, evitando che la comunicazione resti superficiale?
Una riflessione su autenticità, coerenza e posizionamento, per capire cosa funziona davvero oggi nella relazione tra brand e persone.
In questa puntata di Eroi di Impresa incontriamo Dario Neglia, Leone d'Oro a Cannes e tra i protagonisti della comunicazione italiana, con un percorso che attraversa McCann, Ferrero e alcune delle campagne più iconiche degli ultimi decenni.
Partendo dalla sua esperienza, entriamo dentro un tema centrale: cosa significa oggi costruire un brand attraverso la comunicazione.
Parliamo di creatività come processo, non come talento, del rapporto tra agenzia e azienda, del valore delle idee in un contesto dominato dalla content economy e del rischio di sacrificare il branding in favore della performance.
Una conversazione su come nascono davvero le idee e su cosa serve, oggi, per renderle rilevanti nel tempo.
In questa puntata di Eroi di Impresa incontriamo Giuseppe Maria Ricchiuto, tra i primi a sviluppare il settore erboristico in Italia, introducendo prodotti come la PROPOLI e la STEVIA, in un contesto in cui non esistevano né una domanda consolidata né una reale cultura del naturale.
Partendo dal suo percorso, entriamo dentro un tema centrale: cosa significa costruire un mercato quando quel mercato ancora non esiste. Non si tratta solo di intuizione, ma di scelte, investimenti e capacità di sostenere una visione anche in assenza di conferme immediate.
La conversazione tocca aspetti concreti del fare impresa: il passaggio da una carriera già definita a una direzione completamente nuova, il ruolo della tradizione come punto di partenza, il rapporto tra innovazione e conoscenza, la costruzione di un settore senza riferimenti.
Ne emerge una riflessione chiara: creare valore non significa adattarsi a ciò che esiste, ma avere la capacità di costruire ciò che ancora non c’è.
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