ESOTERISMO & COLORI
IL NERO, IL COLORE DELLA RIGENERAZIONE
Parlando del colore nero, d’istinto, pensiamo ai suoi aspetti negativi: le paure infantili, le tenebre e dunque la morte, il lutto. Questa dimensione è onnipresente nella Bibbia: il nero è irrimediabilmente legato ai funerali, ai defunti, al peccato e, nella simbologia dei colori propri ai quattro elementi, è associato alla terra, ovvero anche all’inferno, al mondo ctonio, ecc. La Genesi e le cosmogonie parlano del combattimento della luce contro le tenebre.
Il nero è il simbolo di tutto ciò che è male e di tutto ciò che è falso. Come, dunque, questo colore poteva essere sacro alle divinità del bene e del vero? Perché in India, Krishna, il più bello degli dei, è nero? Perché Osiride e Iside, i benefattori dell’Egitto, sono neri? Esiste una sola risposta: le divinità benevoli discendono nel regno delle tenebre per ricondurre a loro stesse gli uomini che si rigenerano. L’iniziato doveva rigenerarsi, morendo alle proprie passioni carnali; le acque battesimali significavano le tentazioni o i combattimenti spirituali contro i mali e le falsità, combattimenti che precedono ogni rigenerazione. Il battesimo aveva luogo durante la notte, poiché rappresentava le acque primordiali e tenebrose che diedero origine al mondo. Così la creazione morale del neofita trovava il proprio emblema nella creazione dell’universo.
Il nero era il colore di SATURNO dio dell'implacabile scorrere del tempo onorato a Roma nei Saturnali la festa di fine anno che coincideva con la morte e la rinascita del SOLE, il cui rito esprimeva l'imperativo naturale per il quale il vecchio ordine deve morire per dare origine al nuovo creando un ciclo infinito di morte e rinascita, anche se a livello più profondo la festa dei saturnali ci fa associare il colore nero alla comprensione che morte e rinascita sono fasi transitorie di una più ampia continuità.
Ma c’è anche un nero più pregevole, quello della temperanza, dell’umiltà, dell’austerità, quello fu portato dai monaci e imposto dalla Riforma. Si è trasformato in nero dell’autorità, quello dei giudici, degli arbitri, e così via. E oggi conosciamo un altro nero, quello della raffinatezza e dell’eleganza.
Il nero non è ovunque il colore del lutto. Infatti, in Asia, pur se il nero resta associato alla morte e all’aldilà, il colore del lutto è il bianco. Questo perché il defunto si trasforma in un corpo di luce, un corpo glorioso; s’innalza verso l’innocenza e l’immacolatezza. In Occidente, il defunto torna alla terra, ridiventa cenere e dunque va verso il nero. Già tra i romani l’indumento del lutto era grigio, colore della cenere.
(Fonti: Il piccolo libro dei colori, di Michel Pastoureau e Sui colori simbolici, di Frédéric Portal).