L’uomo contemporaneo non ha idea di come facciano a funzionare i mille ritrovati della tecnica che lo circondano (che si tratti un televisore, di un interruttore della luce o di un telefono) e tuttavia ha la coscienza o la fede che potrebbe venirne a conoscenza, se solo lo volesse, perché ritiene si tratti di tecnica, riducibile a calcoli razionali, e non di forze magiche e misteriose. Max Weber aveva chiamato questa condizione “disincantamento del mondo”.
Richiamandosi per contrasto a Weber, Kate Crawford e Alexander Campolo hanno chiamato “determinismo incantato” la concezione introdotta dalle tecniche di apprendimento profondo (o deep learning): la congiunzione di efficacia predittiva e opacità di funzionamento ha reintrodotto il pensiero magico e l’utilizzo delle predizioni a fini decisionali le ha rese deterministiche. Al tempo stesso, è rimasta, del pensiero scientifico moderno, l’idea che tutto sia riducibile a numeri e calcolo e che questi siano neutri e oggettivi, sottratti, per ciò stesso, a ogni critica politica e a ogni assunzione di responsabilità.