Un fantasma si aggira per l’Europa, anzi, per il mondo. È fatto di pubblicità, soap opere, reality, romanzi d’appendice e post sui social. È pericoloso, annienta le nostre capacità di approfondire, il nostro arricchimento spirituale, la nostra crescita culturale. È l’intrattenimento, che si incarna – reato di lesa maestà – addirittura in un’industria, fatta di prodotti che si consumano. E questo intrattenimento minaccia la Cultura (quella con la C maiuscola, dei musei, dei libri stampati e della scuola), ci rende stupidi e ignoranti… O forse no? Non è che confondiamo il piano dell’efficacia comunicativa con quello del contenuto? Non ci saremo per caso convinti che le capacità di osservare e valutare il mondo si possano allenare solo su oggetti “degni” di questa attenzione? Non ci saremo fatti schiacciare da un’idea un po’ troppo “puritana” della fatica, applicandola persino ai prodotti culturali che incontriamo ogni giorno nelle nostre vite…?