Abbecedario Etico

F come Fascismo


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ABBECEDARIO ETICO: F come FASCISMO

Quando sentiamo la parola fascismo, la mente corre subito alle immagini del Novecento: le camicie nere, Benito Mussolini, il culto del capo, la repressione del dissenso, le leggi razziali, la guerra.
È una reazione comprensibile.

Il Fascismo è nato in Italia. A Milano, nella centralissima piazza San Sepolcro, in un salone al primo piano palazzo Castani, il 23 marzo 1919. Al principio sono i Fasci Italiani di Combattimento ed è un’organizzazione paramilitare composta prevalentemente da reduci di guerra delusi dalla cosiddetta “vittoria mutilata”.

Attraverso l’uso sistematico della violenza squadrista contro sindacati, scioperi e partiti di sinistra, e dopo la Marcia su Roma dell’ottobre 1922, Mussolini ottenne l’incarico di formare il governo dal Re Vittorio Emanuele III e da quel momento il Fascismo diventa un regime fondato su nazionalismo estremo, propaganda e violenza.

Pensare che il fascismo sia morto con la fine del Ventennio significa trasformarlo in un reperto da museo. Qualcosa di chiuso, concluso, incapace di tornare.

Ma il fascismo non appartiene soltanto al passato, appartiene ad ogni tempo che smette di riconoscere l’umanità dell’altro.

E non è morto a Piazzale Loreto. 

Nessun ismo muore davvero finché esistono gambe sulle quali può continuare a camminare.

Questo è l’Abbecedario Etico.
Chiamare le cose con il loro nome.
Perché ogni parola è una bussola.

Il fascismo non arriva sempre marciando. A volte arriva parlando il linguaggio della paura.
Talvolta si presenta in giacca e cravatta chiedendo obbedienza.
Oppure convincendoci che alcuni esseri umani valgano meno di altri.

F come Fascismo.

La guerra contemporanea si combatte anche nel linguaggio.
Un campo di battaglia dove sopravvivere significa saper riconoscere le distorsioni, smontarle e trovare le parole giuste per nominarle.
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Abbecedario EticoBy M. Alessandra Filippi in collaborazione con Ettore Macchieraldo