Edoardo Gelardi e Marina Mapelli li ho incontrati di persona un anno fa. Mi recai in IEO a Milano per conoscere i due ricercatori Airc, che si erano aggiudicati la borsa di studio intitolata a Matteo Losa, creata grazie ai fondi raccolti a poche ore dalla sua morte. Mi trovai davanti due professionisti ipercompetenti, ma soprattutto due persone che avevano a cuore il proprio lavoro. Ricordo ancora con quanta passione Edoardo mi mostrò i vetrini con le proteine modificate, rimasi colpita e pensai che solo una persona del genere poteva lavorare in nome di Teo. Oggi, dopo un anno, ho voluto che tutti potessero conoscerli: per dare un volto al proprio donare, che spesso rimane un gesto di speranza, difficile da concretizzare; per poter far conoscere più da vicino il lavoro di un ricercatore; per poter chiudere un ciclo mio importante, che non ha a che fare con la morte, ma con la vita che continua. E che oggi, nel primo giorno di primavera, è bene ricordare. Edoardo ha detto che nel suo lavoro sono più i fallimenti che le vittorie, ma che quando conquisti un traguardo, ti ripaga di ogni attesa e di ogni “sconfitta”. Riprovarci e riprovarci, insieme a tutta l’equipe, finché non ce la si fa. Insieme. In laboratorio, come nella vita.
[In memoria di Matteo, grazie a tutti i donatori di ieri, di oggi, e di sempre]