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"Finito il Novecento e bruciate le aspettative del passaggio al nuovo millennio, sentiamo oggi il bisogno di cercare un’altra maniera di essere occidentali, consci che qualcosa è andato storto. Da questo disincanto, ma anche dalla consapevolezza che non tutto è perduto, prende avvio l’indagine di Giuseppe Lupo. L’invito è a immaginare un luogo fuori dalle cartine ma dentro le coscienze: il Medioccidente. Non una regione da rintracciare sugli atlanti geografici, ma una soglia tra un Oriente non finito e un Occidente non cominciato; una frontiera simbolica in cui tentare un equilibrio tra New York e Gerusalemme, tra Istanbul e Gibilterra, tra Oslo e Tangeri; un «continente morale» dove realizzare un nuovo patto tra gli uomini." In questo episodio cerchiamo di tracciare insieme all'autore di Medioccidente le coordinate che individuano la rotta per un nuovo modo di essere occidentali. Un modo che forse è esistito e abbiamo smarrito.
In questo episodio dialogo con Marco Omizzolo, sociologo, ricercatore Eurispes e docente alla Sapienza di Roma, a partire dal mio lavoro di ricerca sul lavoro migrante e da una domanda centrale: che ruolo ha il diritto nella produzione e nel mantenimento dello sfruttamento?
I testi di Omizzolo contribuiscono a comprendere uno spazio in cui il diritto non appare come strumento neutro di garanzia, ma come un impianto normativo imperfetto, capace di contribuire alla riproduzione di un sistema di sfruttamento dei lavoratori migranti.
La conversazione prende avvio da Laboratorio criminale, libro-inchiesta scritto con Roberto Lessio, che indaga il laboratorio di potere sviluppatosi tra Latina e Roma: una commistione tra criminalità, politica, colletti bianchi e “zona grigia”, alimentata dalla cecità selettiva dello Stato.
Da qui lo sguardo si allarga all’immigrazione come laboratorio politico e spazio di sperimentazione di tecniche di controllo: CPR esternalizzati, retoriche securitarie e paura come strumento di consenso.
Con Sotto padrone affrontiamo il paradosso del diritto dell’immigrazione italiano, fondato su finzioni giuridiche e interventi emergenziali, che producono irregolarità, ricattabilità e segregazione nel mercato del lavoro.
Infine, Il mio nome è Balbir introduce una narrazione radicale che chiama in causa non solo i padroni, ma anche cittadini, consumatori e sindacati, interrogando il senso stesso della democrazia quando diventa democrazia dei padroni e non dei vulnerabili.
L’episodio si chiude sul presente: remigrazione, morti nel Mediterraneo e disumanizzazione del linguaggio pubblico, con una domanda aperta sul futuro dello Stato di diritto.
In questo episodio, Valentina Falsetta e la dottoressa Maria Concetta discutono della vita e dell'eredità di Cesare Pavese. Si esplorano le sue opere, si analizzano le influenze culturali e personali che hanno plasmato la sua scrittura, la ricerca di un linguaggio. Parlare di Cesare Pavese oggi significa rileggere la sua inquietudine, il suo sguardo disincantato, la sua capacità di dire l’indicibile.
Ma significa anche chiedersi: in che modo resiste un autore quando il tempo passa e il mondo cambia?
Su democrazia e diritti, è tempo di decostruire per trovare parole autentiche, adatte al nostro tempo e alle sfide del futuro.
Inabissarsi è il racconto di una discesa verso le profondità più intime dell’esistenza; un viaggio attraverso la memoria, l’arte e la riflessione che trasforma il respiro umano in un atto universale e necessario.
Aldo Nove intreccia il proprio cammino con i grandi del mondo della poesia contemporanea come Milo De Angelis, Nicola Crocetti e Nanni Balestrini, in un confronto costante tra il presente e l’eco dei maestri. Nove esplora spazi interiori e simbolici, facendosi testimone di una ricerca poetica che è al tempo stesso personale e collettiva. Dal sogno di una barca che affonda alla visione di un palombaro che sfida il nulla, fino all’incontro con figure poetiche perdute, Inabissarsi si costruisce come un lungo, potente respiro. La narrazione accoglie il lettore in un percorso dove ogni esperienza – il dolore, la scoperta della poesia e il confronto con l’ignoto – si rivela un atto di inspirazione ed espirazione, metafora dell’eterno fluire tra presenza e assenza.
Attraverso una lingua evocativa e visionaria, Aldo Nove si colloca nel solco della tradizione poetica italiana, ereditando l’intensità di un dialogo con il passato e il coraggio di un continuo rinnovamento. Questo libro ci invita a respirare profondamente, a immergerci nell’abisso per ritrovare la bellezza e il senso di ciò che ci rende umani. Ne discutono con lui Valentina Falsetta e Nunzio Belcaro.
Il fuoco che ti porti dentro ha catturato l’attenzione di un Paese raccontando una madre complessa, materialista, affamata, e poi un’Italia che cambia, i rapporti familiari e quelli amicali (inesistenti) perché nel mondo di Angela Izzo, personaggio teatrale nella vita reale, bisogna diffidare da tutti. Il sud e il nord, le contraddizioni, l’amore e l’odio. Franchini, che in questo libro ricorda Gli Anni di Ernaux, partendo da un materiale difficile riesce magistralmente nell’impresa di trasporre il particolare in una Storia ben più grande e diffusa, segna così il confine fra quel che era e quel che sarà della letteratura italiana contemporanea. E’ arrivato secondo al Premio Campiello 2024. Abbiamo dialogato con l’autore il 30 agosto nell’ambito della rassegna Estarte promossa dal Comune di Catanzaro.
Morena Pedriali Errani presenta "Prima che chiudiate gli occhi" edito da Giulio Perrone, a discuterne con lei Maria Consuelo Hafiz Mohamed e Nunzio Belcaro. Un pomeriggio per raccontare la Resistenza dei popoli rom e sinti, ieri e oggi: un cammino ostacolato da pregiudizi e non ascolto. La città di Catanzaro ha da sempre una questione aperta con la comunità rom, ascoltare la Dottoressa di ricerca Consuelo Hafiz Rossi è arricchimento e oggettività. Questo è Fare cose con le parole: la sorpresa, la magia di certi incontri.
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