Edward Kennedy “Duke” Ellington non è stato semplicemente un pianista o un bandleader; è stato l’architetto più sofisticato della musica americana del ventesimo secolo. Rifiutando spesso le limitazioni dell’etichetta “jazz”, Ellington ha lavorato con un concetto compositivo unico: l’orchestra, e non il pianoforte, era il suo vero strumento. La sua genialità risiedeva in una scrittura “sartoriale”. A differenza dei contemporanei che scrivevano per sezioni anonime, Duke componeva per le specifiche frequenze emotive e timbriche dei suoi solisti. Ha costruito armonie complesse attorno al growl di Bubber Miley e Cootie Williams ed al sassofono lirico di Johnny Hodges. È quello che Billy Strayhorn, suo alter ego musicale e collaboratore simbiotico, chiamava “The Ellington Effect”. Dalle sonorità Jungle del Cotton Club alle forme estese delle suite sacre e di opere come Black, Brown and Beige, Ellington ha elevato il vernacolo afroamericano a struttura sinfonica. Ha dimostrato che lo swing poteva convivere con l’impressionismo armonico, portando questa musica dalle sale da ballo alla Carnegie Hall, e conferendole una dignità artistica immortale. TRACKLISTING: mood indigo, in a sentimental mood, black and tan fantasy, crescendo in blue, prelude to a kiss, caravan, solitude, harlem air shaft, pyramid, diminuendo in blue, take it easy, cotton tail, ko-ko. i don’t mean a thing, sophisticated lady, take the “A” train
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