FATHER AND SONS

Father & Sons 365 – Albert Ayler


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Se John Coltrane rappresentava la ricerca e l’ascensione, Albert Ayler era l’incarnazione dello Spirito Santo: puro, terrificante e salvifico. Ascoltare Ayler non significa solo ascoltare jazz,ma di subire un esorcismo. Il suo non era il free cerebrale delle avanguardie europee, né l’architettura modale di Miles, Ayler era il suono primordiale che precede il linguaggio; non suonava il sassofono, lo usava come un megafono per l’anima bypassando il bebop per riconnettersi direttamente allo shout ecclesiastico. La sua firma rimane quel vibrato enorme, largo, quasi parossistico, unito a un overblowing che non era virtuosismo, ma necessità anche fisica. Il genio di Ayler risiede nel suo grande paradosso, la collisione frontale tra melodie di una semplicità disarmante — marce militari, fanfare da circo, nenie folk quasi infantili — e la furia iconoclasta dell’improvvisazione totale. Costruiva strutture rassicuranti solo per poi disintegrarle con registri sovracuti e multifonici che sembravano parlare in lingue sconosciute. In capolavori come Spiritual Unity o Bells, Ayler ci ricorda che l’intonazione è un concetto relativo ma l’intensità è assoluta. Come diceva lui stesso: “La musica è la forza curativa dell’universo”. E mezzo secolo dopo la sua tragica fine nell’East River, il suo suono non si è addomesticato. Rimane un atto di purificazione, un urlo primordiale che scuote le fondamenta stesse di ciò che chiamiamo Jazz. TRACKLISTING: Introduction / bye bye blackbird, birth of mirth, revelations 6, ghosts second variation, D.C., love cry, music is the healing force of the universe, angels, spiritual reunion, the wizard

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FATHER AND SONSBy RadiostART