I Faith No More non sono stati un ponte tra generi, ma la loro reciproca smentita. Se il termine “crossover” suggerisce un’unione armonica tra generi apparentementi lontani, la loro parabola descrive piuttosto una collisione controllata ed hanno occupato il centro della scena globale restando, ontologicamente, dei corpi estranei. Qual è il peso specifico dei Faith No More? Rappresentano il successo dell’inclassificabile, hanno dimostrato che è possibile dominare le classifiche mondiali senza mai concedere un grammo di rassicurazione. La loro eredità non risiede nell’imitazione stilistica ma nella legittimazione della libertà intellettuale uccidendo il funk-metal nel momento esatto in cui lo hanno codificato, fuggendo da ogni definizione con la rapidità di chi considera la coerenza stilistica una forma di prigionia. Hanno insegnato che il rock può sopravvivere solo se ha il coraggio di detestarsi, di tradire le proprie radici e di reinventarsi nello spazio bianco tra l’ordine e il caos. Restano il promemoria che la vera avanguardia non ha bisogno necessariamente di nicchie, ma può nascondersi proprio lì, sotto la luce accecante del mainstream, disturbandone le frequenze per sempre. TRACKLISTING: Easy (Commodores cover) – Quiet in heaven – We care a lot – Anne’s song – Epic – Falling to piecese – Midlife crisis – Digging the grave – Evidence – Ashes to ashes – I started a joke (Bee Gees cover) – Superhero – Cone of shame – War pigs (Black Sabbath live cover) – A small victory
Altre Informazioni