Abissali, eleganti, urticanti: calarsi nell’universo dei Lounge Lizards significa accettare il naufragio del jazz tradizionale per assistere al trionfo del cubismo applicato alla materia rock. Fondati alla fine degli anni Settanta nel Lower East Side da John Lurie e suo fratello Evan, hanno preso il bop e l’hanno scaraventato nelle cantine della No Wave newyorkese, inventando lo sfrontato concetto di “Fake Jazz”. Non era vero jazz perché rifiutava la filologia accademica, ma era jazz d’assalto perché ne deformava i canoni con una spigolosità punk. Indossando abiti vintage stazzonati, i Lizards hanno imposto un’avanguardia in cui le melodie del sax di Lurie venivano squartate dalle lame di rumore bianco della chitarra di Arto Lindsay e dal drumming geometrico di Anton Fier. Nel corso degli anni l’ensemble si è trasformato in un’orchestra mutante di fuoriclasse, arruolando geni eretici come Marc Ribot e John Medeski. La loro evoluzione è una sequenza cinematografica: dalle nevrosi metropolitane degli esordi alle marce da circo di No Pain for Cakes, fino al primitivismo ipnotico e poliritmico di Voice of Chunk. I Lounge Lizards hanno dimostrato che il jazz deve rimanere una materia bastarda, pericolosa e contaminata. Senza le loro partiture oblique e la loro attitudine da dandy post-punk, l’evoluzione della scena Downtown di New York e del rock alternativo avrebbe traiettorie completamente diverse. TRACKLISTING:Big heart / I can’t hardly walk / Incident on south street / Stompin’ at the Corona / Bella by barlight / No pain no cakes / The magic of Palermo / Bob the Bob / Voice of chunk / The Punch & Judy tango / Queen of all ears / The invention of animals (as The John Lurie National Orchestra)
Altre Informazioni