Maniacali, cinici, inafferrabili: l’universo degli Steely Dan rappresenta il più sofisticato paradosso del pop-rock americano. Walter Becker e Donald Fagen hanno applicato il rigore armonico del be-bop, la letteratura noir della Beat Generation e il nichilismo metropolitano alla forma canzone, creando un ibrido sonoro inimitabile. Liquidata presto l’attività live, si sono rinchiusi negli studi di Los Angeles trasformando il gruppo in un marchio concettuale. Guidati da un’ossessione maniacale per la perfezione acustica, Becker e Fagen agivano come registi spietati, capaci di convocare e scartare decine di turnisti di lusso per un singolo assolo, esigendo l’esecuzione definitiva.La loro cifra stilistica vive nel contrasto tra la lucentezza degli arrangiamenti e l’oscurità dei testi. Sotto una superficie levigata di pop-jazz e yacht rock si nasconde un microcosmo di spacciatori, truffatori e intellettuali falliti, raccontati con ironia sarcastica.Hanno dimostrato come la massima complessità strutturale possa mimetizzarsi nel pop accessibile.Capolavori come The Royal Scam, Aja e Gaucho sono autentici trattati di ingegneria sonora. Attraverso l’uso di soluzioni armoniche audaci e incastri ritmici millimetrici affidati a giganti come Steve Gadd o Larry Carlton, la band ha anticipato la precisione dei sequencer digitali.Gli Steely Dan hanno ridefinito gli standard della produzione discografica, lasciando un’eredità imprescindibile per chiunque consideri lo studio di registrazione come il più alto strumento di composizione. TRACKLISTING: Dirty work – Reelin’ the years – Do it again – Bodhisattva – Rikki don’t lose that number – Night by night – Doctor Wu – Kid Charlemagne – Aja – Deacon blues – Hey nineteen – New Frontier (Donald Fagen solo album)- Babylon sisters
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