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Scritta da Cristina Cerri e letta da Paola Cereda.
Sul morbido e soffice paese di Pelosandia, a sud del marchesato di Barbatinta, regnò per primo Pelosone I L’Irsuto, così chiamato perché sul suo corpo non c’era neanche un centimetro di pelle nuda e libera dai peli.
Scritta dal gruppo del doposcuola medie di via Genè e letta da Francesca Latorre
Pietro Salbassi era un piccolo avventuriero, a cui piaceva gironzolare di paese in paese, con lo zaino ben saldo sulle spalle. La mamma non doveva mai ricordargli di prepararlo la sera prima di partire, tale era la sua voglia di viaggiare.
Scritta e letta da Chiara Tortia
Un giorno gli studenti e le studentesse del Primo Liceo Sabaudo di Torino arrivarono a scuola e presero posto nelle solite aule, ognuno al proprio banco.
Scritta dai Piccoli Esploratori di San Salvario e letta da Francesca Novelli
Una volta un gruppo di bambini si stancò di vivere in città. Tutto era partito dalla lamentela di una bambina di nome Nour: «Mamma e papà mi dicono di stare attenta alle auto, alle moto e ai monopattini: per strada è tutto pericoloso».
Scritta e letta da Simone Piani
Si dice che un tempo a Borgo San Dalmazzo, paesino del Piemonte, abitasse un indovino di nome Bruno, con la singolare capacità di prevedere alcuni fatti.
Scritta e letta da Fabrizio Caridi
Un giorno il fiume prìncipe della città di Torino, ovvero il Po che un tempo ebbe il nome di Eridano, cambiò aspetto d’improvviso.
Scritta e letta da Malvina Ongaro
Mi trovavo fra Moncrivello e Borgomasino quando, una rotonda dopo l’altra, mi persi inesorabilmente per le campagne. Giunta l’ora di pranzo, fermai i miei passi per un panino al bar “Ristoro” in località Ripaese del Canavese.
Scritta dai Piccoli Esploratori di San Salvario e letta da Massimo Bracco
Un giorno, al mercato di Porta Palazzo a Torino, c’erano bancarelle completamente diverse dal solito. Non frutta e verdura, non pesce e carne, non formaggi e spezie, non vestiti e neanche oggetti per la casa.
Scritta e letta da Mirella Ansaloni con Franco De Santis
Giò Acchiappalike era un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, una volta capitò in un paese dove la gente leggeva libri, giornali e sfogliava riviste.
Scritta dal gruppo del doposcuola medie di via Genè e letta da Fatme Rei Jammoul
Genoveffa Mandibola d’acciaio, così soprannominata da suo fratello Giovannino, era una bambina pigra come nessun’altra bambina che conoscete. Decisamente diversa da suo fratello che aveva girato cento paesi e mille favole.
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