Capolavoro! Il podcast

Fernando Botero, la grazia leggera dei corpi


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Una mostra a Roma rende omaggio all'artista colombiano morto un anno fa Fernando Botero è un artista molto riconoscibile: basta nominarlo e vengono in mente subito i suoi corpi pieni, tondi, colorati. Eppure, nessuno penserebbe mai di definire queste figure come grasse: le sue donne sono rotonde e leggerissime, figure strappate a un sogno. I suoi toreri non hanno nulla di aggressivo, paiono quasi gentili verso gli animali. È proprio questa la grandezza dell'artista colombiano nato a Medellin nel 1932 e morto l'anno scorso nel Principato di Monaco: un misterioso equilibrio tra volumi espansi e leggerezza, uno stile che lui costruì tassello dopo tassello, attraverso un lavoro umile e durissimo, copiando i grandi del Rinascimento e studiando numerose tecniche. 

Pittura, scultura, disegno, acquerello. «Sto ancora imparando», disse una volta quando, in tarda età, una giornalista gli chiese a che cosa stesse lavorando in quel periodo. Quella giornalista ero io: ho avuto il privilegio di intervistarlo due volte. La mostra che Palazzo Bonaparte a Roma gli dedica fino al 19 gennaio, curata dalla figlia dell'artista, Lina Botero, e da Cristina Carrillo de Albornoz, racconta bene la parabola del pittore. Un pittore autodidatta. Sì, perché quando - a metà degli anni Quaranta - lui confessò alla madre che avrebbe voluto fare l'artista, lei gli rispose: morirai di fame. Non era insensibilità, era pragmatismo: il padre era stato un commerciante che batteva la Cordigliera delle Ande a dorso di mulo. La famiglia non poteva permettersi chissà quali ambizioni intellettuali. Ma Fernando era determinato a diventare un artista e così cominciò a fare quello che fanno i grandi: imparò a copiare i classici. 

Appena gli fu possibile prese a viaggiare e quando arrivò in Italia rimase folgorato: Giotto, Mantegna, Raffaello. Poi verranno anche Rubens, Velazquez, Van Dyck. Fernando non lo sapeva, ma il suo stile iniziava a delinearsi: studiando la perfetta armonia delle figure rinascimentali, eredità della cultura classica, si rese conto che ormai da decenni l'idea di volume era scomparsa o quasi dalla rappresentazione pittorica: prima le avanguardie dell'Ottocento e di inizio Novecento e poi l'arte contemporanea, di fatto privilegiavano immagini bidimensionali. Allora pensò di riformulare l’idea di antico, riprendendo le figure di Raffaello e di Rubens, ma rendendole più leggere, liriche, quiete: proprio come i dipinti di Piero della Francesca, artista per il quale nutrì un'ammirazione profonda. Da questo connubio tra forma e connotazione emotiva, tra volumi e poesia, nacque la pittura di Fernando Botero. Corpi espansi, ma mai pesanti. Poetici. Solo allora, solo una volta trovata la voce, l’artista si sentì libero di esplorare: gli omaggi ai grandi maestri come Velázquez, Piero e Raffaello, con la citazione dei loro capolavori. La pittura come narrazione: il circo e la corrida, alcuni dei temi preferiti. 

Passò alla scultura, perfetta esaltazione della sua idea di monumentalità e scelse come terra elettiva Pietrasanta, in Toscana, vicino alle cave di marmo utilizzate dallo stesso Michelangelo. E decise anche di fare opere di denuncia, ispirate alle tragedie contemporanee, come la serie dedicata alle torture inflitte ai detenuti nella prigione di Abu Ghraib in Iraq. Botero non è stato un artista facile. È stato al tempo stesso un profondo conoscitore del canone della storia dell’arte, ma anche un fantasioso sperimentatore, uno che non aveva paura della dismisura. 

Una volta disse: «C’è dismisura in Michelangelo, Giotto, Paolo Uccello o Piero della Francesca. Vicino a loro, tutto è timido e misurato». E così, anche quando verso la fine della sua vita decise di sperimentare l’acquerello, Botero lo fece con la stessa avida curiosità con la quale aveva mosso i primi passi da ragazzo. Guidato dalla lezione di Francisco Goya, che scelse di ritrarsi vecchio e malandato, accompagnato dalla scritta «Aun aprendo», cioè «Sto ancora imparando». 
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Capolavoro! Il podcastBy Corriere della Sera