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adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Era una casa ricca, una casa felice. Tutti, padroni e domestici e amici di casa, erano contenti ed allegri. Quel giorno, un erede era nato — un figlio maschio; e mamma e bambino stavano benone. La lampada, nella bella camera da letto, era a mezza luce; pesanti tende di seta preziosa pendevano alle finestre, chiuse accuratamente; il tappeto era folto e morbido come il musco: tutto invitava al sonno, al riposo che ristora le forze. Nemmeno l’infermiera aveva saputo resistere all’invito, e infatti s’era addormentata: niente di male, del resto, poi che tutto andava per il meglio, e tutto era contentezza. Lo Spirito ch’era a guardia della casa stava a capo del letto. Sopra il bambino, che riposava sul petto della mamma, era stesa come una rete di stelle scintillanti, — una magnificenza: ciascuna era una perla della felicità. Tutte le buone fate della vita avevano portato il loro dono al neonato; qui brillava la salute, lì la gioia, la ricchezza, l’amore; tutto, in somma, quel che di meglio possono desiderare gli uomini sulla terra. […]
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adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Era una casa ricca, una casa felice. Tutti, padroni e domestici e amici di casa, erano contenti ed allegri. Quel giorno, un erede era nato — un figlio maschio; e mamma e bambino stavano benone. La lampada, nella bella camera da letto, era a mezza luce; pesanti tende di seta preziosa pendevano alle finestre, chiuse accuratamente; il tappeto era folto e morbido come il musco: tutto invitava al sonno, al riposo che ristora le forze. Nemmeno l’infermiera aveva saputo resistere all’invito, e infatti s’era addormentata: niente di male, del resto, poi che tutto andava per il meglio, e tutto era contentezza. Lo Spirito ch’era a guardia della casa stava a capo del letto. Sopra il bambino, che riposava sul petto della mamma, era stesa come una rete di stelle scintillanti, — una magnificenza: ciascuna era una perla della felicità. Tutte le buone fate della vita avevano portato il loro dono al neonato; qui brillava la salute, lì la gioia, la ricchezza, l’amore; tutto, in somma, quel che di meglio possono desiderare gli uomini sulla terra. […]
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Nel bosco in cima alla collina, verso la spiaggia aperta, si trovava una vecchissima quercia che aveva proprio trecentosessantacinque anni, ma questo lungo periodo di tempo corrisponde per la quercia a non più di altrettanti giorni per noi uomini; noi ci svegliamo al mattino, dormiamo di notte e facciamo i nostri sogni; per gli alberi è diverso: restano svegli per tre stagioni e solo d’inverno dormono, l’inverno è il loro periodo di riposo, è la loro notte dopo il lungo giorno che si chiama primavera, estate e autunno. […]
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
C’erano molti giocattoli nella stanza dei bambini; in cima all’armadio si trovava il salvadanaio di terracotta, a forma di porcellino. Aveva naturalmente una fessura sulla schiena e questa era stata allargata con un coltello in modo che ci passassero anche le monete d’argento: ce n’erano già due, oltre a molte altre monetine. Il porcellino salvadanaio era così pieno che non tintinnava più, e questo è il massimo a cui un porcellino salvadanaio possa aspirare.
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adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Un giorno, uno sciocco di nome Babino si mise in cammino per il mondo: voleva mostrare a tutti quant’egli fosse gentile. Cammina e cammina, trovò sulla sua strada una casa dove pareva non vivesse nessuno. Ma quando Babino guardò nella cantina vide alcuni diavoletti con i baffi ispidi e ritti, con gli occhiacci rossi pieni di fuoco, e con la testa deforme come una pera. Babino guardò meglio e vide i diavoletti che giocavano a carte e dadi, avevano delle manacce enormi con le lunghe dita ricurve. Babino li salutò: Dio vi aiuti, buona gente! Non l’avesse mai detto! I diavoletti restarono un po’, ma subito s’infuriarono, afferrarono Babino e lo pestarono forte. Quando lo videro più morto che vivo, i diavolacci lo lasciarono andare.
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Era inverno, l’aria era fredda, il vento tagliente, ma in casa si stava bene e faceva caldo; e il fiore stava in casa, nel suo bulbo sotto la terra e sotto la neve. Un giorno cadde la pioggia, le gocce penetrarono oltre la coltre di neve fino alla terra, toccarono il bulbo del fiore, gli annunciarono il mondo luminoso di sopra; presto il raggio di sole, sottile e penetrante, passò attraverso la neve fino al bulbo e busso. «Avanti!» disse il fiore. «Non posso» rispose il raggio «non sono abbastanza forte per aprire, diventerò più forte in estate.» «Quando verrà l’estate?» chiese il fiore, e lo chiese di nuovo ogni volta che un raggio di sole arrivava laggiù. […]
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Vivevano un tempo, in un lontano reame, uno zar e una zarina che avevano un figlio, Ivan, muto dalla nascita. Aveva dodici anni quando un giorno andò nella stalla dal suo stalliere preferito. Questo stalliere gli raccontava sempre le fiabe e anche quella volta il principe Ivan era andato da lui per sentirne una, ma udì ben altro. – Principe Ivan! disse lo stalliere – Tua madre darà presto alla luce una figlia, che sarà una terribile strega e divorerà padre, madre e tutti i sudditi. Perciò va, chiedi a tuo padre il suo cavallo migliore, come se volessi cavalcare un po’, e vattene via di qui se vuoi salvarli da tanta sciagura. […]
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
C’era una volta un sarto che aveva tre figliuole, una più bella dell’altra. Sua moglie era morta da un pezzo, e lui si stillava il cervello per riuscire a maritarle. Le ragazze non avevano dote, e senza dote un marito è un po’ difficile da trovarsi. Un giorno questo povero padre pensò d’andarsene in una pianura e chiamare la signora Sorte: – Signora Sorte, signora Sorte! Gli apparve una vecchia, con la rocca e col fuso: – Ohè, che c’è, tu mi chiami, ma perché? – Ti ho chiamata per le mie figliuole. – Portale qui ad una ad una; si sceglieranno la sorte colle loro mani. […]
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Adattamento e messa in voce di Gaetano
Tutt’intorno al giardino c’era una siepe di noccioli e poco più fuori si trovavano prati e campi con mucche e pecore, ma in mezzo al giardino c’era un rosaio in fiore sotto il quale si trovava una lumaca che poteva dire di avere davvero molto nel suo guscio, poiché aveva tutta se stessa. «Aspetta che venga il mio tempo!» diceva «farò qualcosa di più che non mettere rose o portare noci o dare latte come fanno le mucche e le pecore!» «Mi aspetto proprio molto da lei!» rispose il rosaio. «Posso chiederle quando sarà?» «Mi dia tempo» ribatté la lumaca. «Lei ha troppa fretta! e non si gusta l’attesa.» […]
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
C’erano molti giocattoli nella stanza dei bambini; in cima all’armadio si trovava il salvadanaio di terracotta, a forma di porcellino. Aveva naturalmente una fessura sulla schiena e questa era stata allargata con un coltello in modo che ci passassero anche le monete d’argento: ce n’erano già due, oltre a molte altre monetine. Il porcellino salvadanaio era così pieno che non tintinnava più, e questo è il massimo a cui un porcellino salvadanaio possa aspirare.
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