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Alessandro Giuli ha revocato due figure chiave del suo staff al Ministero della Cultura: Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, sua segretaria personale. Una decisione arrivata dopo il caso del documentario su Giulio Regeni escluso dai finanziamenti pubblici, che il ministro avrebbe scoperto dai giornali. Ma dietro quella revoca c’è molto più di una crisi interna.
In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dalla notizia per capire cosa c’è sotto: il documentario su Regeni, i fondi negati, il ruolo delle commissioni ministeriali, le tensioni dentro il Ministero della Cultura, il peso del cinema, del tax credit, delle nomine e delle correnti politiche. E poi la domanda più grande: chi decide davvero quali storie lo Stato sostiene?
Perché la cultura non è solo musei, cinema, libri e bellezza. È anche potere, risorse pubbliche, identità, consenso e controllo simbolico. E quando una scelta apparentemente tecnica riguarda Giulio Regeni, quella scelta smette subito di essere solo tecnica.
Il caso Giuli racconta un ministero attraversato da guerre interne, fragilità politiche e battaglie di potere. Un luogo in cui ogni finanziamento può diventare un segnale, ogni nomina una prova di forza, ogni errore una resa dei conti.
Perché non cadi solo quando sbagli, cadi quando si capisce che non controlli più la stanza.
Fuori Scandali è il podcast di BOATS che parte dalle notizie per capire cosa raccontano del sistema in cui viviamo.
Le voci sono di Matteo, Fabio e Niccolò.
Segui Scandali su TikTok, Instagram, YouTube e Spotify: @scandalipodcast
By BOATSAlessandro Giuli ha revocato due figure chiave del suo staff al Ministero della Cultura: Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, sua segretaria personale. Una decisione arrivata dopo il caso del documentario su Giulio Regeni escluso dai finanziamenti pubblici, che il ministro avrebbe scoperto dai giornali. Ma dietro quella revoca c’è molto più di una crisi interna.
In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dalla notizia per capire cosa c’è sotto: il documentario su Regeni, i fondi negati, il ruolo delle commissioni ministeriali, le tensioni dentro il Ministero della Cultura, il peso del cinema, del tax credit, delle nomine e delle correnti politiche. E poi la domanda più grande: chi decide davvero quali storie lo Stato sostiene?
Perché la cultura non è solo musei, cinema, libri e bellezza. È anche potere, risorse pubbliche, identità, consenso e controllo simbolico. E quando una scelta apparentemente tecnica riguarda Giulio Regeni, quella scelta smette subito di essere solo tecnica.
Il caso Giuli racconta un ministero attraversato da guerre interne, fragilità politiche e battaglie di potere. Un luogo in cui ogni finanziamento può diventare un segnale, ogni nomina una prova di forza, ogni errore una resa dei conti.
Perché non cadi solo quando sbagli, cadi quando si capisce che non controlli più la stanza.
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