Questa è la storia di una veduta della città di Bari, di un pittore fiammingo e di un vescovo. Andiamo con ordine. Una tra le più belle e significative vedute della città di Bari è un disegno realizzato sul finire del ‘500 e non più tardi del 1613. Mostra una particolare inquadratura della città di Bari vista da sud, più o meno, con in primo piano le terre e il mare, sulla parte destra, che annuncia il profilo del borgo moderno dominato soprattutto dalla Cattedrale completa dei due campanili, poi più in secondo piano San Nicola, il Castello, san Domenico e gli insediamenti di Santa Maria del Buonconsiglio e di Santa Scolastica. Non si tratta di una mappa della città di Bari, come verranno realizzate oltre un secolo più tardi da altri autori come Giovan Battista Pacichelli o Lapegna, ma di un vero e proprio disegno della città. L’autore di quest’opera fu Gaspar Hovic, un pittore fiammingo che nel 1604 il biografo Karel van Mander ricordava così “Vi è un altro nederlandese, celebre in Italia, a Bari, in Puglia, dove (credo) vive presso un vescovo; costui e un maestro buono ed esperto in tutti i campi dell’arte che prosperò in quest’angolo remoto grazie alla sua arte e al commercio di grano nel periodo dell’ultima carestia in Italia; l’incontrai a Roma; il suo nome era Gaspard Huevick ed era proveniente dalle Oudenaarde nelle Fiandre; per qualche tempo visse insieme a Costa, il pittore dell’insigne duca di Mantova; dovrebbe avere ora circa cinquantaquattro anni. Se costui vivesse più vicino l’avrei ricordato prima”. Il pittore sarebbe stato ospitato intorno al 1596 dal vescovo Antonio Puteo presso la sua stessa dimora e proprio in questo periodo dovette eseguire la “Veduta di Bari”, un disegno oggi conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma. Come hanno dimostrato recenti studi non era raro che alcuni vescovi ospitassero presso le proprie dimore artisti in questo ultimo scorcio del ‘500, lo fece Puteo a Bari, ma anche Federico Borromeo con il pittore Jan Bruegel il vecchio a Roma e Fernando de Medici con un altro fiammingo Hendrick Cornelisz Vroom. Ma chi era Gaspar Hovic? Di lui sappiamo abbastanza, nacque vicino Gand a Audenarde, ma già all’età di vent’anni giunse in Italia dove soggiornò a Mantova presso la bottega di Lorenzo Costa e poi a Roma. In puglia si stabilì intorno agli anni ’80 del ‘500 ma non vi rimase a lungo perché già nel 1588 aveva fatto ritorno nella sua città natale dove continuò la sua attività di pittore. Importante il suo ritorno in Puglia nel 1596, proprio negli anni in cui è datato il disegno da noi considerato. Fu ospite del vescovo Puteo come ricordato e qui abbiamo un’ulteriore informazione, non si dedicò soltanto alla pittura, ma anche al commercio del grano che gli procurò una discreta ricchezza. Sullo stato patrimoniale di Gaspar Hovic testimoniano le note di due testamenti da cui si traggono notizie riguardo l’abitazione del pittore a Bari. Infatti ebbe una casa di sua proprietà nell’attuale Strada Palazzo di Città, nei pressi della chiesa di S. Ambrogio (oggi S. Anna) confermando una sorta di vicinanza con la comunità lombarda e milanese che era presente proprio in quella parte della città. Infatti proprio a S. Ambrogio Hovic aveva lasciato nel 1610 una tela dell’Immacolata concezione. Dai suoi lasciti testamentari si scoprono anche altre cose: intanto la presenza di due donne Anna Scaramuzza e sua nipote Laudonia d’Ingoia. Evidentemente alla prima il pittore era fortemente legato anche se non ci sono documenti matrimoniali ufficiali. Ulteriori 180 ducati di rendita provenienti da rendite di terreni a Cassano confermano le attività commerciali di Gaspar Hovic. La cosa davvero interessante è il secondo testamento rogato pochi mesi dopo dove tutte le volontà espresse nel primo atto vengono annullate e indica come erede universale di tutti i suoi beni tale Giovanni van Barla, di probabile origine fiamminga, indicato precedentemente come esecutore testamentario. A conclusione di queste note va comunque sottolineato il contributo artistico che Gaspar Hovic restituì alla cultura locale e pugliese. Michele d’Elia sottolineava come proprio a questo interprete si deve quella svolta manierista che allontanava probabilmente per sempre quel bizantinismo di fondo che aveva sempre contrassegnato l’arte pugliese e meridionale. Calò Mariani sottolineava come in Hovic convergono influenze emiliane e cromatismi veneziani, nonché uno sguardo alle tendenze romane e napoletane. Si tratta dunque di un interprete colto, aperto a differenti influenze che in Puglia ha lasciato importanti testimonianze come l’Adorazione dei Pastori e il S. Michele Arcangelo a San Bernardino a Molfetta, la S. Orsola e le compagne nella chiesa delle Monacelle a Modugno, il Cristo Risorto a Palo del Colle e molte altre importanti tele a Ruvo, Polignano, Bitonto. Avrebbe anche eseguito degli affreschi nella chiesa di S. Giacomo a Bari dei quali rimane un frammento che raffigura un pastore ora in una collezione privata (probabilmente la collezione Di Cagno Abbrescia). Ma quella veduta di Bari rimane un’opera importante perché ritrae un soggetto urbano, cosa non così comune, e soprattutto rimanda ad un assetto urbanistico che nel corso dei secoli successivi si è notevolmente modificato a cominciare dal crollo del campanile sud della Cattedrale avvenuto nel 1613, pochi anni dopo la morte di Gaspar Hovic. Riferimenti Bibliografici - M.S. Calò, La pittura del Cinquecento e del primo seicento in Terra di Bari, Bari 1969 - La Pinacoteca Provinciale di Bari, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2006 - Mostra dell’Arte in Puglia dal Tardo Antico al Rococò, a cura di Michele D’Elia, Congedo 1964 - F. Lofano, Novità sulle attività del fiammingo Gaspar Hovic, pittore (e mercante) in Terra di Bari, in Napoli Nobilissima, vol. I, fasc. II-III, Maggio-Dicembre 2015