Sigmun Freud, il padre della psicoanalisi, spiega che nei primi sei anni di vita si formano le mappe cognitive e le mappe emotive che restano poi immutabili per tutta l’esistenza. Si gioca tutto lì, nei primissimi anni di vita, poi ciò che è fatto è fatto. Cioè ben prima di imparare a leggere e scrivere, in noi si forma il modo di conoscere il mondo e la maniera di sentire emotivamente ogni evento. A segnare la storia di ciascuna persona, dunque, già nell’adolescenza, prima ancora che nell’età adulta, c’è sempre il suo percorso di bambino. Perché è nell’infanzia, e soltanto lì, che si costruisce la “cassetta degli attrezzi” che poi useremo per affrontare tutto ciò che la vita ci proporrà. La quantità e la qualità di questi utensili dipendono dalle esperienze pratiche ed emozionali di una manciata di stagioni, le prime. Pertanto anche per l’uomo, in qualche modo, valgono le regole di imprinting riscontrabili in tanti animali. Un discorso che riguarda ogni individuo, la famiglia in cui nasce, l’ambiente nel quale cresce. Per tentare la comprensione è necessario guardare tutto questo insieme. Come nella storia che stai per ascoltare, certamente straordinaria dal punto di vista dell’adolescente protagonista, ma oltremodo interessante anche dalla prospettiva dei genitori. Una vicenda assolutamente unica. Per questo fa parte di “Fantasiosamente vero”, il podcast che ci ricorda che la realtà non ha bisogno di essere plausibile.
Testo e voce: Bepi Costantino
Musica: Andrea Violante
Grafica: Concetta Lorenzo
Suono: Claudio Romanazzi