“Torino è partigiana. Askatasuna vuol dire libertà”.
Almeno 50mila in corteo a Torino, sabato 31 gennaio, per le vie del capoluogo piemontese. Una massiccia risposta di piazza, autorganizzata, ha attraversato una città militarizzata riprendendo l’appello arrivato da compagne e compagni dello storico centro sociale di corso Regina Margherita, 47, sgomberato il 18 dicembre 2025.
Tre spezzoni, ognuno con molte migliaia di persone, sono partiti da Palazzo Nuovo Occupato e dalle stazione ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa, ricongiungendosi in piazza Vittorio. All’altezza di corso San Maurizio, il corteo – riunito – ha svoltato nel grande viale dove, da oltre un mese, un intero quartiere – quello di Vanchiglia – è nelle mani di un ingente dispositivo poliziesco, che ha sequestrato le attività quotidiane, scuole comprese.
A pochi passi dallo stabile che, per un trentennio, ha ospitato l’Aska, per un paio d’ore migliaia di persone hanno cercato di arrivare allo spazio sociale, con l’aria resa irrespirabile da centinaia e centinaia di lacrimogeni, lanciati ampiamente anche ad altezza d’uomo oltre a idranti e qualche carica, fino al rientro collettivo, attorno alle ore 20, al Regio Parco, punto di conclusione della manifestazione.
Clicca qui per la diretta di Radio Onda d’Urto dal corteo di sabato 31 gennaio.
Poche ore dopo la giornata di lotta, compagne-i dell’Askatasuna hanno rilasciato un primo comunicato, a caldo, condiviso da Network Antagonista Torinese nella tarda serata di sabato 31 gennaio: “Il futuro comincia adesso“.
La lettura del comunicato da Torino con Giulia, della Redazione. Ascolta o scarica
Qui, invece, riproponiamo l’intervento conclusivo della lunga diretta di sabato 31 gennaio, su Radio Onda d’Urto, con Umberto e Michele, tra gli inviati della Redazione a Torino. Ascolta o scarica
Lacrimogeni, idranti e cariche hanno fatto diversi feriti, una quindicina dei quali transitati (senza situazioni particolarmente preoccupanti) dai nosocomi torinesi. Altre decine i contusi.
Sul fronte repressivo, invece, una dozzina le persone fermate e portate in Questura, rilasciate con il passare delle ore, in alcuni casi con denunce a piede libero.
Ci sono poi due persone arrestate e tradotte in carcere a Torino nell’immediatezza del corteo; una terza persona invece arrestata in differita, domenica 1 febbraio.
Prima del corteo, la Questura di Torino ha fatto sapere di avere identificato “747 persone, con controlli a 236 veicoli e 4 aerei”, oltre a 24 i fogli di via preventivi, da 1 a 3 anni; 10 avvisi orali e 7 Dacur, il cosiddetto Daspo urbano.
Il Viminale parla poi di un centinaio di agenti contusi, di cui 29 passati in ospedale. 3 di questi hanno passato la notte in osservazione; saranno dimessi oggi, domenica 1 febbraio. Tra loro anche l’agente 29enne del reparto celere di Padova, al centro del video ripreso dai media mainstream, colpito da alcuni manifestanti una volta caduto a terra e che ha già ricevuto la visita diretta della Meloni, volata ad hoc da Roma a Torino Caselle.
La stessa premier e altri esponenti governativi, Piantedosi e Salvini in testa, reclamano l’approvazione di un nuovo decreto (in)sicurezza, di cui il governo discute ormai da settimane, con l’ennesimo giro di vite repressivo; domani, lunedì 2 febbraio, convocata una riunione a palazzo Chigi verso un (più che) prossimo Consiglio dei ministri.
Nessuna visita e né copertura mediatica, invece, per altri video, inequivocabili; quelli che mostrano manifestanti a terra, colpiti da decine di manganellate.
Di seguito, due dei (numerosi) video che testimoniano l’operato della polizia, sabato 31 gennaio, a Torino:
Video di manifestante, a terra, colpito da una quindicina di manganellate da parte di un celerinoVideo di un manifestante, a terra e con il volto coperto di sangue, attorniato da poliziotti che si rifiutano di soccorrerlo.