(Testo di riferimento: Matteo 21,23-22,14 - La Bibbia)
Chi pretendi di essere? Noi siamo i capi del popolo e la nostra autorità non è in discussione! Con quale autorità fai queste cose? Come avevamo detto, comincia in questo episodio il lungo confronto tra Gesù e la classe dirigente che porterà Gesù sulla croce. In questo episodio vedremo Gesù all'attacco con alcune parabole che evidenziano il fallimento della classe dirigente giudaica.
Ne parliamo in questo episodio 50 della serie sul vangelo di Matteo.
Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» Gesù rispose loro: «Anch'io vi farò una domanda; se voi mi rispondete, vi dirò anch'io con quale autorità faccio queste cose. Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?» Ed essi ragionavano tra di loro: «Se diciamo: "dal cielo", egli ci dirà: "Perché dunque non gli credeste?" Se diciamo: "dagli uomini", temiamo la folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta». Risposero dunque a Gesù: «Non lo sappiamo». E anch'egli disse loro: «E neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose. (Matteo 21, 23-27)
Immaginate di essere i capi del popolo. Vi trovate davanti un uomo che ha poco più di trent'anni e sta attirando l'attenzione su di sé, al punto che molti lo ritengono il Messia. Ma voi sapete che egli non proviene dalle vostre scuole rabbiniche. Da dove è venuto fuori? Chi sono i suoi insegnanti? Con quale autorità sta agendo?
Gesù avrebbe potuto rispondere: " La mia autorità viene da Dio stesso", ma gli avrebbero creduto? Gesù sapeva che, se non avevano creduto a tutti i segni che aveva fatto fino a quel momento, non avrebbero creduto neppure in quel momento. Così, egli preferì chiudere questo primo round mettendoli in difficoltà con una domanda molto mirata. Essi avevano infatti rigettato Giovanni Battista proprio perché non avevano riconosciuto che Egli veniva da Dio, eppure la folla aveva compreso che si trattava di un profeta. Essi , accecati dal loro amore per il potere, non erano in grado di riconoscere coloro che Dio mandava ed è per questo che avevano rifiutato Giovanni Battista. E allo stesso modo avrebbero rifiutato Gesù. Pertanto era superfluo rispondere alla loro domanda. Essi comunque non avrebbero accettato l'autorità di Gesù.
A questo punto Matteo inserisce una parabola di Gesù volta proprio a denunciare l'incredulità dei capi religiosi:
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: "Figliolo, va' a lavorare nella vigna oggi". Ed egli rispose: "Vado, signore"; ma non vi andò. Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: "Non ne ho voglia"; ma poi, pentitosi, vi andò. Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «L'ultimo». E Gesù a loro: «Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui.(Matteo 21,28-33)
Come vedete questa parabola elabora il pensiero che Gesù aveva costruito con la domanda che aveva fatto in precedenza, riguardante Giovanni Battista. In questa parabola il figlio che appare più volenteroso e preparato, alla fine non è quello che fa la volontà del padre. Infatti è proprio il figlio che appare più svogliato quello che andò per primo a lavorare nella vigna. Per Gesù i capi del popolo erano proprio come quel figlio apparentemente volenteroso,