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Gli sbagli di Macron | 21/06/2022 | Il Corsivo


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A cura di Ferruccio Bovio
I risultati delle elezioni politiche francesi smentiscono le aspettative di Macron, il quale aveva sperato che, a favore di “Ensemble” (la coalizione che a lui fa riferimento), giocasse un effetto trascinamento derivante dalle recentissime Presidenziali. Effetto che è, invece, sicuramente mancato, avendo il raggruppamento macroniano perso quasi 100 seggi – scendendo dai 341 eletti nel 2017 ai 245 di domenica scorsa – ed essendosi collocato, comunque, ben al di sotto della quota 289 necessaria per avere la maggioranza assoluta dell’Assemblea Nazionale. Certo, Ensemble rimane ancora il primo schieramento parlamentare, ma ciò nonostante non c’è dubbio sul fatto che Emmanuel Macron esca da questa tornata elettorale decisamente ridimensionato.
D’altra parte, i dati emersi dalle urne hanno certificato che, se in Francia esiste un candidato Macron che è in grado di conquistare praticamente da solo l’Eliso, è tuttavia anche del tutto assente un partito che ne rifletta efficacemente la credibilità politica sul territorio. È mancata infatti, al presidente appena rieletto, una presenza ben radicata nei collegi elettorali dove, ai ballottaggi, esponenti di altri partiti dai volti ben più noti ai votanti hanno finito per prevalere sui meno conosciuti candidati macroniani. Viene, quindi, da pensare che, nei cinque anni precedenti in cui aveva potuto governare incontrastato il Paese, Emmanuel Macron abbia sottovalutato l’esigenza di dotarsi anch’egli di una struttura organizzativa analoga a quelle dei suoi avversari politici, facendo forse eccessivo affidamento sul suo carisma e sulla forza delle sue idee.
Ma all’origine di questo sostanziale insuccesso elettorale c’è stato, probabilmente, anche un altro errore che può aver regalato molti seggi, soprattutto alla destra di Marine Le Pen che, non a caso, conosce un exploit sensazionale passando da 8 ad 89 deputati eletti. Subito dopo la rielezione alla presidenza della repubblica, Macron ha, infatti, voltato le spalle, deludendolo, a quell’elettorato moderato – rappresentato dai Républicains neo gaullisti che lo avevano preferito alla sua avversaria Le Pen – per chiamare, invece, alla guida dell’esecutivo l’ex socialista Elisabeth Borne. Forse si è trattato di un tentativo di intercettare voti di sinistra in vista delle legislative, ma il risultato concreto è stato, quasi certamente, quello di regalare, nei ballottaggi, i consensi repubblicani ad altri partiti.
A questo punto, Macron, se vuole che il nuovo governo di Parigi si regga su una maggioranza assoluta, dovrà per forza scendere a patti con i 79 parlamentari eletti dalla destra moderata, dando vita, pertanto, ad un esecutivo di centro-destra: cosa che, se avesse avuto un po’ più di lungimiranza, avrebbe già dovuto fare all'indomani della sua rielezione.
Credits: Agenzia Fotogramma
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