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  • Le colline di Giuca
    LE COLLINE DI GIUCA
    GIOCARE INSIEME PER CRESCERE INSIEME è il concetto cardine nello sviluppo delle attività del nostro Parco Didattico, dove INSIEME significa il coinvolgimento sia della FAMIGLIA che della SCUOLA, dove INSIEME significa accompagnamento nella scoperta e nella sperimentazione di esperienze di crescita.La NATURA è maestra ….un parco tematico che si sviluppa su di una superfice di 20 ettari dove ai bambini vengono proposte varie opportunità di gioco alla scoperta e alla conoscenza di un territorio.Cartina alla mano , sono loro a fare da guida in un percorso didattico dove incontreranno dieci stazioni di gioco per conoscere il nostro territorio, due “cucine di fango” con ristorante dove cucineranno e serviranno ai tavoli, una sabbiera lunga 26mt dove il travasare, lo scavare, il creare percorsi per delle palline sarà il loro impegno, un bosco con casette da costruire per allestire un villaggio e un orto didattico per scoprire i prodotti della nostra cucina .

    5 min
  • SEEYOUSOUND - 7INCH
    Libertà. Passione. Coraggio. Evasione. Follia? Ribellione. Quante emozioni può raccontare la musica? E in quanti modi il cinema può mostrarle?Cinema e musica sono due dei più potenti mezzi di espressione dell’età contemporanea. Sono lo strumento che ci permette di alzare la voce senza urlare, e il cortometraggio è uno dei canali migliori per farlo. Ecco che questi piccoli film diventano punti luminosi di una costellazione capace di indicarci a che punto siamo, cosa ci sta accadendo intorno. Così First Work, Then Play ci parla delle pressioni sociali a cui è sottoposta un’artista del nuovo millennio, mentre per la protagonista di Lori. Melancholy of My Mother’s Lullabies le pressioni sono ancora quelle di una cultura che vuole la donna sposata in giovanissima età. Il ballerino di Shells, invece, si sente intrappolato tra le quattro mura di un ospizio. A volte sembra impossibile svincolarsi da tutte queste prigioni, come nel caso della protagonista di Ecce che non riesce a evadere dalla propria routine. Altre volte la soluzione sembra essere quella di rifugiarsi nostalgicamente nelle memorie felici del passato perdendosi in esse, o lasciandosi da esse ossessionare fino a perdere totalmente il contatto con la realtà. Eppure, basterebbe così poco per essere liberi. Seguire l’istinto e ballare anche quando tutti ti dicono di stare fermo. Rinunciare a un porto sicuro, per inseguire un sogno ed essere, finalmente, se stessǝ. Non che i sogni siano sempre realizzabili, o siano – quando li si incontra – esattamente come li immaginavamo. Ma con qualche aggiustamento di suono e immagine e un po’ di sana ironia pop la realtà stessa può diventare un bel posto in cui evadere.
    5 min
  • AMANDA SANDRELLI - LISISTRATA
    Lisistrata ci guarda dal lontano 411 a.c., anno del suo debutto nel teatro di Dioniso ai piedi dell’Acropoli di Atene e scuote la testa sconsolata di fronte alle tragedie, alle miserie, ai disastri provocati da quella stupidità, arroganza, vanità, superficialità, che sono tutti sostantivi femminili, come la guerra che da questi viene immancabilmente generata, ma che sono immancabilmente attributi maschili. Lo fa attraverso un meccanismo teatrale modernissimo, una specie di farsa dove molto si ride, ma che in maniera paradossale e insieme umanissima ci fa scoprire senza falso pudore, tra sghignazzi e continui doppi sensi saporosissimi i meccanismi perversi dell’irragionevolezza umana. Questa riscrittura del testo classico da parte di Ugo Chiti interpreta la classicità con occhio contemporaneo e insieme rispettoso dell’originale, con una lingua sapida, ricchissima che sembra fatta apposta per rendere l’originale nella sua interezza, reinterpretando quelle parti rese di difficile comprensione dal tanto tempo trascorso.
    5 min
  • ITHANKS
    Startup torinese premiata migliore startup e unica in Italia sostenibile

    iThanks è il primo assistente digitale contro lo spreco del cibo!
    iThanks è il primo assistente digitale per i supermercati che rende più semplice il controllo delle scadenze a scaffale e quindi la gestione del negozio.
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    5 min
  • SEEYOUSOUND - Long Play doc
    In 9 anni di Seeyousound il linguaggio del documentario musicale si è affinato e diversificato, espandendo un genere sino a poco tempo fa non codificato. Anche la vena autoriale si è sviluppata spingendosi oltre allo sterile biopic fatto di “teste parlanti”. Non solo la sperimentazione, ma anche l’animazione è entrata a pieno titolo nelle “storie musicali” e, oltre a sopperire la mancanza di materiale d’archivio, ha acquisito uno statuto narrativo autonomo.
    5 min
  • SEEYOUSOUND - LONG PLAY FUTURE
    Alla fine è tutta questione di identità. (Ma pure all’inizio.) Segni di riconoscimento. O di depistaggio. O di sottrazione. Qualcuno di recente mi dice tra velleità e cazzeggio: come mai, per conoscere una persona nuova, le chiediamo “che musica ascolti” e non “che cinema guardi”? “Ti piace il cinema?” come se potesse non piacere. Mai “ti piace la musica?”, come se la musica non potesse non piacere, invece. Come fosse una patente di normalità. Un segno di riconoscimento. Un vestito da indossare. Ma vogliamo ancora indossare qualcosa, ora che abbiamo tutto addosso? È auspicabile? Musica, cinema, identità. Quali e quante cose indossa il musical intersex fantascientifico anticolonialista di Neptune Frost, che un’identità fissa non la vuole, vuole aprire una crisi (o soltanto si accorge, e ci urla, che è già aperta e non da oggi)? Di sicuro non le stesse di Country Gold, rovesciamento weird, sottilmente allucinatorio, del potentissimo riconoscibilissimo immaginario all-American della country music. Nemmeno le stesse di Sonne che a una generazione senza Stato e religioni, dall’identità astratta (con quanto di positivo e negativo in ciò sia implicato), rifratta nei display, saldamente coniugata al presente, è dedicato. Superidentitaria la musica in The Ordinaries fino all’oppressione, e all’opposta rivendicazione della dissonanza, del buco di sceneggiatura, dell’errore di montaggio. Ma alla fine (e pure all’inizio) forse ha ragione il Frank da fine impero di Zillion che come un di là da venire qualsiasi Zuckerberg vuole solo essere qualcuno che non è (ricco innanzitutto, e più alto), rinascere in un’identità capitalista e virtuale, sfoggiare segni riconoscibili per sostituirsi al proprio alter ego e andare allegramente in rovina, che tanto è dove andiamo tutti. Chissà. Muoversi tra questi cinque film quest’anno è stare in cinque diversi sguardi che attraverso la musica (come segno di riconoscimento) e il cinema (come ecosistema) osservano le identità che indossiamo, che ci vengono addossate, dalle quali vogliamo sottrarci, nelle quali ripensarsi almeno un po’. Matteo Pennacchia / Curatore
    5 min

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