*Homework #2* è una strumentale che nasce come “compito” ma suona come una **dichiarazione d’identità**: un piccolo viaggio acid-prog dove **Silvio Vinci costruisce tutto l’impianto** (basso, batteria, tastiere, arrangiamento) lasciando a **Luigi Cattani** lo spazio per graffiare la traccia con una chitarra che, nel finale, diventa pura allucinazione controllata.
Il cuore del brano è quel **riff centrale di Hammond**: un richiamo esplicito alla scuola **Brian Auger**, caldo e funky ma con una vena psichedelica già pronta a deragliare. È un riff “portante”: non fa solo atmosfera, tiene la struttura e la tensione come un gancio continuo, dando al pezzo un’ossatura riconoscibile anche quando tutto intorno comincia a mutare.
Dopo le prime battute, quando il tema è ormai innescato, la sessione si apre nello **scambio di assoli**: prima lo **synth**, con un taglio più moderno e tagliente (quasi da laboratorio), poi l’**organo distorto** che cambia totalmente la scena. Qui arriva la svolta: l’Hammond si sporca, si allarga, diventa aggressivo, con un’attitudine **prog-space** che richiama certe vibrazioni “Caravan-style”, ma con un piglio più nervoso e contemporaneo.
E poi entra Luigi: il suo solo è il punto in cui la traccia smette di essere soltanto una jam ben riuscita e diventa **trip**. La chitarra “spinge sull’acido lisergico” davvero: fraseggi che si arrampicano, pieghe e scariche, una sensazione di accelerazione psichedelica che porta dritti alla chiusura, senza bisogno di voce, perché la narrazione è già tutta lì: nel crescendo, nell’attrito tra timbri, nel gioco di chiamata e risposta.
In sintesi, *Homework #2* è un brano breve ma denso: **groove, psichedelia e prog** in una forma asciutta, con un’idea chiara (il riff Hammond) e una progressione naturale (lo scambio di assoli fino al climax chitarristico). Una traccia che sembra nata “di getto”, ma che lascia la sensazione di essere stata **pensata con gusto**, soprattutto nel modo in cui accompagna l’ascoltatore dal tema iniziale alla dissolvenza finale.